Sintesi per pigri
I carboidrati non fanno ingrassare automaticamente solo perché sono carboidrati. L’aumento di peso dipende soprattutto dal bilancio energetico complessivo, cioè da quanta energia entra e quanta ne viene consumata nel tempo. La vera differenza la fanno soprattutto la qualità degli alimenti, la presenza di fibra, la densità calorica e quanto quei cibi siano facili da mangiare in eccesso. Per questo non ha senso mettere nello stesso gruppo legumi, frutta, pane integrale, dolci e bevande zuccherate. Più che demonizzare i carboidrati, ha senso scegliere meglio quali carboidrati mangiare, in quali quantità e in quale contesto.
1. Il problema non sono i carboidrati in sé
“I carboidrati fanno veramente ingrassare?” è una domanda comprensibile, ma spesso porta a cercare un unico colpevole per un problema molto più complesso.
Dal punto di vista fisiologico, l’aumento di peso dipende soprattutto dal bilancio energetico complessivo: quando nel tempo l’energia introdotta supera quella consumata, il peso tende a salire.
Questo significa che i carboidrati, da soli, non hanno il potere automatico di far ingrassare.
Bisognerebbe soffermarsi di più sulla quantità totale di carboidrati che si stanno assumendo nella giornata, sulla qualità degli alimenti che li contengono, la densità calorica e quanto quei cibi siano facili da mangiare in eccesso.
È anche per questo che pane, pasta, riso, frutta, legumi e dolci non possono essere messi tutti nello stesso contenitore. Chiamarli tutti “carboidrati” dice poco: alcuni apportano fibra, volume e sazietà, altri sono molto più raffinati, concentrati e facili da consumare senza accorgersene.

2. Le linee guida e gli studi non demonizzano i carboidrati
Le linee guida NICE sull’obesità sono molto chiare: per perdere peso bisogna mantenere l’introito energetico sotto la spesa energetica, e questo può essere ottenuto con approcci diversi, anche riducendo specifici macronutrienti come grassi o carboidrati. Il punto fondamentale, però, non è eliminare i carboidrati, ma creare un deficit calorico sostenibile con un approccio flessibile e individualizzato.
Gli Standards of Care ADA 2026 aggiungono un concetto ancora più importante: non esiste una percentuale ideale di calorie da carboidrati, proteine o grassi valida per tutti. In pratica, la quota di carboidrati non determina da sola il successo o il fallimento di una dieta: conta il contesto clinico, contano le preferenze della persona e conta soprattutto la capacità di riuscire a seguire quell’alimentazione nel tempo.
Anche l’OMS non tratta i carboidrati come un nemico: per la maggior parte delle persone, i carboidrati non raffinati dovrebbero rappresentare una quota importante dell’energia quotidiana, circa il 45–75%, e che dovrebbero provenire soprattutto da cereali integrali, verdure, frutta e legumi. Allo stesso tempo raccomanda di limitare gli zuccheri liberi a meno del 10% dell’energia totale, idealmente sotto il 5%.

La sintesi più solida è la review Cochrane del 2022. Confrontando diete dimagranti low-carb con diete a contenuto di carboidrati più bilanciato, conclude che c’è probabilmente poca o nessuna differenza nella perdita di peso fino a due anni.
Nel breve termine la differenza media era di circa 1 kg, nel lungo termine inferiore a 1 kg.

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3. Ma quindi perché se tolgo i carboidrati dimagrisco più in fretta?
Quando si eliminano o si riducono molto i carboidrati, è comune vedere il peso scendere rapidamente nei primi giorni. Questo però non significa automaticamente che si stia perdendo più grasso: spesso il calo iniziale dipende da diversi fattori, alcuni legati ai liquidi, altri alla riduzione complessiva delle calorie. Vediamoli meglio.
1. Perdi più liquidi, non necessariamente più grasso
Quando riduci drasticamente i carboidrati, il peso sulla bilancia può scendere velocemente perché diminuiscono anche le riserve di glicogeno, cioè la forma con cui il corpo immagazzina i carboidrati. Il glicogeno trattiene acqua: quindi, quando ne hai meno, perdi anche più liquidi. Questo spiega perché i primi chili persi non corrispondono sempre a una reale perdita di grasso.
2. Spesso togli anche alimenti molto calorici
Molti alimenti ricchi di carboidrati sono anche molto densi dal punto di vista calorico. Pensiamo a pizza, dolci, biscotti, merendine, prodotti da forno o piatti molto conditi: non contengono solo carboidrati, ma spesso anche grassi, zuccheri e altri ingredienti che aumentano facilmente le calorie totali. Quindi, quando “togli i carboidrati”, spesso stai in realtà eliminando una grande quantità di alimenti calorici.
3. Togliere i carboidrati è una soluzione facile a un compito complesso
Dire “eliminiamo i carboidrati” è semplice. Molto più complesso è costruire un piano alimentare equilibrato, sostenibile e adatto alle abitudini della persona, che permetta comunque di raggiungere l’obiettivo. Un bravo professionista dell'alimentazione non si limiterà a togliere pane, pasta o riso, ma lavorerà su porzioni, qualità degli alimenti, distribuzione dei pasti e stile di vita. L’obiettivo non è eliminare un macronutriente, ma creare un piano che funzioni davvero nella quotidianità, anche includendo i carboidrati.

Forse vuoi capire meglio cosa fare nel tuo caso, da dove ripartire o perché finora alcuni percorsi non hanno funzionato come speravi.
Informarsi è importante, ma a volte non basta. In alcuni momenti serve il supporto di un professionista capace di leggere davvero la tua situazione, con le sue abitudini, le sue difficoltà e i suoi obiettivi.
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4. In pratica: bisogna puntare alla qualità
Iniziamo a concentrarci non tanto sulla molecola in generale, ma più sul tipo di alimento che lo porta.
Bevande zuccherate, dolci, snack e molti prodotti ultra processati ricchi di zuccheri liberi o farine molto raffinate sono facili da consumare in eccesso, saziano poco e peggiorano facilmente la qualità complessiva della dieta.
L’OMS e l’American Heart Association insistono proprio su questo: meglio puntare su pattern alimentari con più alimenti minimamente processati, più cereali integrali e meno raffinati, più frutta, verdura e legumi.


Autore dell'articolo
Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.
Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.
All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.
FAQ
Non automaticamente. Possono contribuire all’aumento di peso solo se, nel contesto generale della dieta, portano a un eccesso calorico.
Non per forza. Alcune persone si trovano bene con un approccio low-carb, ma non è l’unica soluzione efficace.
Soprattutto quelli definiti “liberi”, provenienti da bevande zuccherate, dolci, snack e prodotti molto raffinati e poco sazianti.
NICE. Overweight and obesity management
ADA. Standards of Care in Diabetes—2026, sezione su nutritional behaviors
WHO. Guideline: sugars intake for adults and children
American Heart Association. 2026 Dietary Guidance to Improve Cardiovascular Health
Punti chiave da portare a casa 🏋️
I carboidrati da soli non fanno ingrassare
Conta soprattutto il bilancio energetico totale
La qualità dei carboidrati è più importante del nome del macronutriente
Cereali integrali, legumi e frutta non equivalgono a dolci e snack
Le diete low-carb non sono automaticamente superiori nel lungo periodo

Revisore dell'articolo
Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.
Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.
È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.



