
Mounjaro è il nome commerciale di un farmaco a base di tirzepatide, utilizzato principalmente nel trattamento del diabete di tipo 2 e per il trattamento dell'obesità.
Agisce imitando l'azione di due ormoni intestinali (GLP-1 e GIP), aiutando a regolare la glicemia, a rallentare lo svuotamento dello stomaco e a ridurre significativamente il senso di fame.
È indicato per adulti con un BMI pari o superiore a 30, oppure a partire da 27 in presenza di almeno una patologia correlata al peso.
Non si tratta di un prodotto estetico o 'da benessere' per chiunque, ma di uno straordinario strumento terapeutico per precise condizioni cliniche.
Molte persone però temono che questo farmaco sia pericoloso e che possa causare loro rischi importanti.
Ma è davvero pericoloso Mounjaro?
I media fanno un sacco di confusione. Mounjaro non è intrinsecamente pericoloso, ma è un farmaco e come tale necessita di una valutazione e prescrizione medica. Può dare effetti collaterali, come qualunque altro farmaco, ma nella stragrandissima maggioranza dei casi i benefici per i pazienti affetti da obesità superano di molto i rischi legati ad eventuali effetti avversi.

Nella scheda EMA gli effetti indesiderati più comuni sono di tipo gastrointestinale, in particolare nausea, diarrea, vomito, dolore addominale, stipsi e con minore frequenza anche dispepsia, distensione addominale, eruttazione, flatulenza, malattia da reflusso gastroesofageo.
La stessa EMA precisa però che questi eventi sono per lo più lievi o moderati e sono più frequenti durante la fase di aumento della dose ma tendono comunque a ridursi col tempo.

Il rischio più probabile è quello di avere dei fastidi gastro-intestinali, soprattutto all’inizio della terapia o durante gli aumenti di dose (specie se non si rispettano i tempi indicati dalle schede tecniche). Ecco perché la tirzepatide richiede una titolazione graduale e un costante monitoraggio nel tempo, escludendo qualsiasi forma di improvvisazione.
Oltre agli effetti collaterali gastrointestinali più comuni, come nausea, vomito, diarrea o stitichezza, con Mounjaro possono esistere anche eventi più rari, che è giusto conoscere senza però creare allarmismo.
Tra quelli non comuni, cioè riportati indicativamente tra 0,1% e meno dell’1% dei pazienti, troviamo per esempio pancreatite acuta, calcoli o infiammazione della colecisti, svuotamento gastrico rallentato, alterazioni del gusto, alterazioni della sensibilità cutanea e dolore nel sito di iniezione.
Tra gli eventi rari, cioè circa 0,01%–0,1%, ci sono le reazioni allergiche gravi, come anafilassi o angioedema: gonfiore rapido di labbra, lingua o gola, difficoltà a respirare o a deglutire. Sono situazioni rare, ma richiedono assistenza medica immediata.
Un dato fondamentale da analizzare è che oggi si evidenziano più effetti avversi anche perché sempre più persone usano farmaci di questa classe, inclusi semaglutide e tirzepatide. In alcuni dati statunitensi, le prescrizioni di GLP-1 sono aumentate molto tra il 2010 e il 2024 e questo aumenta anche la percentuale di casistiche di effetti collaterali riscontrabili. Quindi, anche se un effetto resta raro in termini percentuali, quando milioni di persone iniziano a usare un farmaco è statisticamente normale che aumenti il numero assoluto di persone che raccontano di aver avuto anche effetti meno comuni.
Questo a conferma del fatto mounjaro ad oggi è considerabile un farmaco del tutto sicuro, al pari di altri farmaci più conosciuti e di utilizzo comune.
Secondo la scheda EMA, l’unica vera controindicazione è l’allergia al principio attivo o agli eccipienti. La scheda FDA americana è più cauta: segnala un possibile rischio di tumori tiroidei osservato nei ratti e sconsiglia l’uso in persone con storia personale o familiare di carcinoma midollare della tiroide.
La FDA specifica però che questo rischio non è stato dimostrato nell’uomo.
Questi effetti possono spaventare, ed è giusto conoscerli. Ma leggere la scheda tecnica di un farmaco non significa leggere una previsione di ciò che succederà: significa tenere conto anche di eventi rari o non comuni che devono essere monitorati. Alcuni effetti di Mounjaro, come nausea, vomito, diarrea, stipsi o dolore addominale, sono frequenti soprattutto nelle prime fasi del trattamento; altri eventi più seri, come pancreatite acuta o problemi della colecisti, sono invece molto meno frequenti, ma vanno riconosciuti e gestiti correttamente.
Questo vale per molti farmaci.
Anche medicinali che percepiamo come “semplici”, come il ketoprofene (Oki), hanno avvertenze importanti: se usato male o a dosi eccessive può dare effetti gravi, soprattutto a carico del fegato, e sono descritte anche reazioni cutanee severe molto rare.

Il punto, quindi, è interpretare quei rischi nella giusta proporzione.
In una persona con obesità, soprattutto se sono già presenti prediabete, diabete tipo 2, ipertensione, dislipidemia, apnea notturna o altri fattori di rischio, anche restare nella stessa condizione espone a rischi concreti: cardiovascolari, metabolici, articolari, respiratori e oncologici.
Ogni farmaco ha effetti possibili effetti collaterali. La domanda più giusta da porsi è: nel singolo paziente, con le giuste indicazioni e il giusto monitoraggio, il beneficio atteso supera i rischi?
Molto spesso la risposta è “si, di molto”.
No. Nella maggior parte dei casi non è pericoloso in senso assoluto, ma va prescritto e seguito con attenzione.
Soprattutto nausea, diarrea, vomito e stipsi, in particolare nelle prime fasi del trattamento o quando la dose viene aumentata.
Se compaiono dolore addominale forte e persistente, vomito importante, disidratazione, sintomi di ipoglicemia o segni di reazione allergica severa. In questo caso è fondamentale rivolgersi in modo tempestivo a un medico.