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Quando si parla di rischio cardiometabolico, il numero sulla bilancia racconta solo una parte della storia clinica della persona.
Il grasso viscerale, quello che si accumula in profondità nell’addome (attorno agli organi), è più strettamente legato a infiammazione sistemica, alterazioni della glicemia, aumento della pressione e steatosi epatica rispetto al semplice peso totale.
È uno dei motivi per cui due persone con lo stesso BMI possono avere profili di rischio molto diversi.
Non è solo una questione di chilogrammi, ma di distribuzione dell’adipe e di complicanze ad essa associate. L’adiposità centrale può rappresentare un fattore di rischio rilevante anche in persone con BMI non particolarmente elevato.
Quindi abbiamo capito che la distribuzione del grasso è clinicamente rilevante. Vediamo cosa dicono le principali linee guida sul tema.
Il documento EASO 2024 sottolinea che l’accumulo viscerale è un determinante importante del rischio cardiometabolico, indipendentemente dal BMI. La valutazione dovrebbe quindi considerare adiposità e complicanze, non solo peso e altezza.
Le linee guida congiunte EASL–EASD–EASO 2024 sulla MASLD (Metabolic Dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease), precedentemente nota come NAFLD, evidenziano che l’adiposità centrale media gran parte del rischio metabolico e cardiovascolare associato al fegato grasso.
In altre parole, più grasso viscerale significa maggiore probabilità di dismetabolismo e progressione di complicanze epatiche.
Anche l’American Heart Association, nello scientific statement del 2021 su obesità e malattia cardiovascolare, riconosce i limiti del BMI come unico indicatore e valorizza le misure di adiposità centrale, come la circonferenza vita, perché più strettamente associate a rischio cardiovascolare e mortalità.

Le revisioni sistematiche più recenti rafforzano questo quadro.
Una meta-analisi del 2025 sul visceral adiposity index (VAI) mostra che valori più elevati sono associati a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari, inclusi ictus, cardiopatia ischemica e morte cardiovascolare. Il VAI non è una misura diretta del grasso viscerale ma è un indice derivato da circonferenza vita e parametri lipidici.
Una revisione sistematica del 2024 sul rapporto tra grasso viscerale e sottocutaneo suggerisce che, a parità di quantità totale di grasso, una quota relativamente maggiore di viscerale è associata a rischio cardiovascolare più elevato. I metodi di misurazione variano tra studi, ma la direzione dei risultati è sempre coerente.
Ci sono situazioni in cui il solo BMI è particolarmente poco informativo.
Il cosiddetto fenotipo “normopeso con obesità centrale” (o più comunemente fenotipo androide) descrive persone con BMI nella norma ma circonferenza vita elevata, associate a rischio cardiometabolico aumentato.
Negli anziani o in chi ha perso massa muscolare, il peso può rimanere stabile mentre la composizione corporea peggiora, con aumento relativo del grasso viscerale.
Nelle persone con sindrome metabolica o MASLD, l’adiposità viscerale è spesso parte centrale del problema, anche se il BMI non è estremamente alto.

Se si vuole un criterio clinico semplice e coerente con le linee guida, il primo passo è non fermarsi alla bilancia. La circonferenza vita è uno strumento accessibile e raccomandato per intercettare il rischio legato all’adiposità centrale.
Se la circonferenza vita è elevata, l’obiettivo è ridurre l’adiposità centrale migliorando la salute metabolica. Le linee guida su obesità e MASLD mettono al centro la perdita di peso quando indicata, insieme a un’alimentazione di qualità e attività fisica regolare.
Sono interventi che, nel tempo, tendono a ridurre anche il grasso viscerale e a migliorare parametri come glicemia, trigliceridi, HDL e pressione.
Sì. Il fenotipo di obesità centrale (androide) con BMI nella norma è associato a rischio cardiometabolico aumentato.
Sì. È una misura raccomandata dalle principali società scientifiche perché più correlata al rischio cardiovascolare rispetto al solo BMI.
La perdita di peso sostenibile associata a dieta di qualità e attività fisica tende a ridurre anche il grasso viscerale, con miglioramento dei parametri metabolici.