Nutrizione

Mangio tanto ma non prendo peso: quando è normale e quando è un segnale clinico

1. Difficoltà fisiologica o problema clinico?

“Mangio tanto ma non riesco a prendere peso.” 

Sei stai leggendo questo articolo, probabilmente ti riconoscerai in questa frase.

In molti casi questa difficoltà deriva semplicemente da delle caratteristiche individuali legate ad un metabolismo “veloce”, alti livelli di attività fisica e da una componente genetica. Alcune persone hanno infatti un dispendio energetico molto alto o un livello elevato di movimento spontaneo quotidiano (NEAT) che rende difficile accumulare peso anche con pasti abbondanti.

La situazione cambia quando il fenomeno si accompagna a perdita di peso involontaria. In ambito clinico questa è considerata un possibile segnale di allarme, soprattutto quando supera circa il 5% del peso corporeo in pochi mesi, soglia spesso utilizzata nelle linee guida per decidere quando approfondire la valutazione medica.

2. La prima distinzione da fare: peso stabile o calo involontario

Il primo passo è distinguere tra due situazioni molto diverse.

Se una persona è sempre stata magra e il peso rimane stabile nel tempo, di solito non si tratta di una malattia. In questi casi il motivo più comune è un equilibrio energetico reale tra calorie introdotte e calorie consumate, anche se la percezione può essere diversa.

Se invece il peso scende senza volerlo, soprattutto se in modo progressivo, è opportuno considerare possibili cause mediche

3. Cosa fare se si vuole aumentare di peso

Se rientri nella prima categoria, esistono diverse strategie utili per provare ad aumentare di peso. 

La prima strategia è quella di rivedere il proprio bilancio energetico, aumentando le kcal giornaliere e accertandosi di seguire una alimentazione ipercalorica (sopra al proprio fabbisogno giornaliero).

Per fare questo sarà necessario calcolare il proprio metabolismo basale, NEAT (consumi dei movimenti giornalieri di vita comune) e l’ EAT (consumi dell’attività sportiva).

La somma di questi tre valori ci indicherà il proprio fabbisogno giornaliero. A questo, dovremo aggiungere un certo ammontare di kcal per garantire l’aumento di peso.

Attenzione: nei casi in cui si vuole aumentare di peso i dati stimati dalle formule non sono molto coerenti. Capita che il paziente mangia già molto di più rispetto alle quantità identificate ed è necessario partire già da una quote ben più alta.

Anche stress, ansia e sonno scarso possono influenzare appetito e regolarità dei pasti, rendendo difficile mantenere un surplus calorico costante.

BMR, EAT, NEAT e bilancio energetico
Le persone che non riescono a mettere su peso solitamente hanno una componente di consumi attivit (EAT e NEAT) più alta delle altre persone.
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4. Cosa fare nella pratica

Lo scoglio più grande sarà quello di riuscire a mangiare di più. Senza troppi fronzoli. Alcune strategie utili per mangiare di più senza soffrire troppo la sazietà possono essere:

1) Sfruttare alimenti ad alta densità energetica (cioccolata spalmabile, burro di arachidi, olio, ecc.)

2.) Ridurre il NEAT e l’EAT giornaliero (se si ha del margine) in quanto sono probabilmente queste due componenti le principali responsabili della difficoltà nell’aumentare di peso.

3) Sfruttare integratori come le maltodestrine o i mass gainer, nei casi limite (atleti che non possono rinunciare all’attività fisica o pazienti con difficoltà gastrointestinali).

5. Cause endocrine: quando il metabolismo accelera

Una delle condizioni classiche che può portare a perdita di peso nonostante un buon appetito è l’ipertiroidismo.

Le linee guida dell’American Thyroid Association descrivono la tireotossicosi come uno stato in cui il metabolismo aumenta significativamente. Questo può determinare un consumo energetico più elevato e quindi calo ponderale.

Di solito il dimagrimento non è l’unico sintomo. Spesso compaiono anche tachicardia, tremore, sudorazione, intolleranza al caldo, ansia o aumento della frequenza delle evacuazioni.

Sintomatologia ipertiroidismo
Sintomatologia dell'ipertiroidismo. Riferimenti: Hyperthyroidism

6. Cause gastrointestinali: quando l’assorbimento non è ottimale

Un altro gruppo di condizioni riguarda l’apparato digerente.

Le linee guida gastroenterologiche della British Society of Gastroenterology indicano che diarrea cronica e malassorbimento devono essere valutati con particolare attenzione quando sono associati a calo di peso, anemia o segni di malnutrizione.

Una causa importante è la celiachia, che può manifestarsi con sintomi molto variabili. Le linee guida dell’American College of Gastroenterology aggiornate nel 2023 spiegano che non tutti i pazienti presentano la classica diarrea: a volte i segnali principali sono anemia, gonfiore addominale, stanchezza o difficoltà a mantenere il peso.

Anche le malattie infiammatorie intestinali, come la malattia di Crohn o la rettocolite ulcerosa, possono influire sull’assorbimento dei nutrienti e sulla nutrizione complessiva. Le linee guida nutrizionali dell’European Society for Clinical Nutrition and Metabolism sottolineano che queste condizioni possono portare a malnutrizione e perdita di peso se non adeguatamente gestite.

Celiachia e riduzione assorbimento
Nella celiachia i villi intestinali sono atrofizzati e causano un minor assorbimento dei nutrienti.
Siamo alla fine… ma adesso?

Forse vuoi capire meglio cosa fare nel tuo caso, da dove ripartire o perché finora alcuni percorsi non hanno funzionato come speravi.

Informarsi è importante, ma a volte non basta. In alcuni momenti serve il supporto di un professionista capace di leggere davvero la tua situazione, con le sue abitudini, le sue difficoltà e i suoi obiettivi.

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7. Quando è il caso di fare una valutazione medica

Esistono alcune situazioni in cui è prudente non ignorare il problema.

Se compare una perdita involontaria superiore al 5% del peso corporeo, oppure se il dimagrimento è accompagnato da sintomi come febbre persistente, sudorazioni notturne, diarrea cronica, sangue nelle feci, anemia, tachicardia o sete intensa, è ragionevole consultare un medico.

Questi segnali non indicano necessariamente una patologia grave, ma rientrano tra i cosiddetti “red flags” clinici che le linee guida suggeriscono di valutare in base all’entità della sintomatologia.

Autore dell'articolo

Luca Franciosi
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi del Lazio e dell'Abruzzo
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Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.

All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.

FAQ

È normale mangiare molto e non ingrassare?

In alcuni casi sì. Alcune persone hanno un dispendio energetico elevato o un livello di attività quotidiana molto alto che rende difficile accumulare peso.

Quando la perdita di peso diventa un segnale clinico?

Una perdita involontaria superiore a circa il 5% del peso corporeo in pochi mesi è generalmente considerata un criterio per approfondire tramite una valutazione medica.

Quali malattie possono causare dimagrimento nonostante l’appetito?

Tra le cause più note ci sono ipertiroidismo, diabete non diagnosticato, celiachia o altre condizioni gastrointestinali che alterano l’assorbimento dei nutrienti.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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