Nutrizione

Obesità: perché non è una questione di forza di volontà

1. Obesità: perché non è solo una questione di forza di volontà

Dire a una persona con obesità che “basta volerlo” è clinicamente scorretto e spesso dannoso. 

Questa comunicazione non solo aumenta stigma sociale e senso di colpa, ma ignora ciò che le linee guida più recenti affermano con chiarezza: l’obesità è una malattia cronica, multifattoriale e recidivante, non un difetto morale o una semplice mancanza di disciplina.

L’ EASO 2024 propone esplicitamente di considerare l’obesità come una condizione basata sull’adiposità e sulle sue complicanze, da gestire con lo stesso approccio strutturato riservato alle altre cronicità. 

Criteri diagnostici per l'obesità
Criteri per la diagnosi di obesità. Riferimenti: A new framework for the diagnosis, staging and management of obesity in adults

2. Le linee guida parlano chiaro: è una malattia cronica

Il documento EASO 2024 suggerisce di superare la visione centrata solo sul BMI e di valutare anche la distribuzione del grasso ed eventuali complicanze metaboliche. L’obiettivo non è solo far scendere un numero sulla bilancia, ma migliorare salute e rischio cardiovascolare, aumentando qualità di vita del paziente.

Il consensus AACE 2025 utilizza il termine “adiposity-based chronic disease” e propone algoritmi strutturati di trattamento, con intensificazione progressiva quando gli obiettivi clinici non sono raggiunti. Insomma, si tratta di veri e propri percorsi a lungo termine, condivisi e personalizzati. In questa ottica, un team multidisciplinare sarà la base per garantire che il percorso porti a dei risultati degni di nota.

La linea guida canadese aggiornata nel 2025 insiste su un approccio centrato sulla persona e sulla riduzione dello stigma e del bias. Questo aspetto non è solo etico ma è clinico. Lo stigma riduce l’accesso alle cure, peggiora l’aderenza e può contribuire al peggioramento della salute. 

Anziché stigmatizzare, è necessario empatizzare con il paziente con obesità e indirizzarlo in modo gentile verso un percorso funzionale alla sua condizione.

3. Il peso da solo non basta a spiegare il rischio

Anche sul piano del rischio cardiovascolare, il solo BMI è considerato insufficiente

Lo statement dell’American Heart Association del 2021 evidenzia che la distribuzione del grasso, in particolare l’adiposità centrale e viscerale, è più strettamente associata a rischio cardiovascolare rispetto al peso totale.

Due persone con lo stesso BMI possono avere rischi molto diversi a seconda di dove è distribuito il tessuto adiposo e della presenza di complicanze metaboliche. 

Guida pratica per la gestione dell'obesità
Guida pratica per la diagnosi di obesità. Riferimenti: Obesity in adults: a clinical practice guideline

4. Cosa succede dopo il dimagrimento: la biologia non è neutrale

Uno dei motivi per cui la narrazione della “forza di volontà” è fuorviante è che ignora gli adattamenti biologici al calo ponderale.

Dopo un dimagrimento significativo, aumentano i segnali di fame e può inoltre ridursi il dispendio energetico per via della riduzione del Metabolismo basale (a seguito della perdita di peso).

In altre parole, il corpo tende a difendere le proprie riserve. Questo rende il mantenimento più difficile anche in presenza di impegno costante.

Le revisioni sistematiche sugli adattamenti metabolici e sul recupero di peso mostrano dei dati coerenti: il peso tende a risalire quando si riduce l’intensità del supporto nutrizionale o medico

Non significa che gli interventi comportamentali non funzionino, ma che l’obesità ha una natura cronica e richiede continuità terapeutica.

A questo si aggiunge un ambiente che facilita l’eccesso calorico: alta disponibilità di alimenti ultraprocessati, porzioni grandi, sedentarietà, sonno ridotto e stress cronico. Una biologia predisposta all’obesità si trova a scontrarsi con un un contesto ambientale poco favorevole.

5. In pratica: trattare l’obesità come una cronicità

L’approccio più coerente con le evidenze è quello tipico delle malattie croniche: definire obiettivi di salute, programmare follow-up regolari, intervenire su alimentazione, attività fisica, sonno e stress, e integrare quando indicato farmaci o chirurgia bariatrica. 

Infine, monitorare solo la bilancia è riduttivo. Circonferenza vita, pressione arteriosa, glicemia, profilo lipidico, qualità del sonno e funzionalità fisica sono indicatori più completi del beneficio clinico.

L’obesità va trattata come una vera e propria patologia, richiede un approccio serio, individualizzato e strutturato su più livelli. Il rischio è che la narrazione sociale sottovaluti la reale difficoltà delle persone con obesità a raggiungere un obiettivo, riducendo il tutto ad una semplice mancanza di disciplina. 

I medici e i professionisti della nutrizione devono in primis combattere contro questa narrazione deleteria, indirizzando nel modo corretto i pazienti verso percorsi terapeutici adeguati.

Terapia e stile di vita per il trattamento dell'obesità
Terapia e stile di vita per il trattamento dell'obesità. Riferimenti: Algorithm for the Evaluation and Treatment of Adults with Obesity/Adiposity-Based Chronic Disease

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Autore dell'articolo

Luca Franciosi
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi del Lazio e dell'Abruzzo
· n.
AA_101017

Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.

All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.

FAQ

Se l’obesità è una malattia, significa che lo stile di vita e le abitudini non contano?

No. Alimentazione, attività fisica e sonno sono fondamentali, ma operano dentro una regolazione biologica molto complessa che può ostacolare la riduzione e il mantenimento del peso.

Perché è così facile riprendere peso dopo una dieta?

Perché il corpo attiva meccanismi di difesa che aumentano la fame e riducono il dispendio energetico, favorendo il recupero del peso.

Farmaci e chirurgia sono scorciatoie?

No. Sono strumenti terapeutici previsti dalle linee guida per ridurre questa spinta biologica al recupero del peso e volti a migliorare gli esiti clinici nelle forme complicate di obesità.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
· n.
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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