
Dire a una persona con obesità che “basta volerlo” è clinicamente scorretto e spesso dannoso.
Questa comunicazione non solo aumenta stigma sociale e senso di colpa, ma ignora ciò che le linee guida più recenti affermano con chiarezza: l’obesità è una malattia cronica, multifattoriale e recidivante, non un difetto morale o una semplice mancanza di disciplina.
L’ EASO 2024 propone esplicitamente di considerare l’obesità come una condizione basata sull’adiposità e sulle sue complicanze, da gestire con lo stesso approccio strutturato riservato alle altre cronicità.

Il documento EASO 2024 suggerisce di superare la visione centrata solo sul BMI e di valutare anche la distribuzione del grasso ed eventuali complicanze metaboliche. L’obiettivo non è solo far scendere un numero sulla bilancia, ma migliorare salute e rischio cardiovascolare, aumentando qualità di vita del paziente.
Il consensus AACE 2025 utilizza il termine “adiposity-based chronic disease” e propone algoritmi strutturati di trattamento, con intensificazione progressiva quando gli obiettivi clinici non sono raggiunti. Insomma, si tratta di veri e propri percorsi a lungo termine, condivisi e personalizzati. In questa ottica, un team multidisciplinare sarà la base per garantire che il percorso porti a dei risultati degni di nota.
La linea guida canadese aggiornata nel 2025 insiste su un approccio centrato sulla persona e sulla riduzione dello stigma e del bias. Questo aspetto non è solo etico ma è clinico. Lo stigma riduce l’accesso alle cure, peggiora l’aderenza e può contribuire al peggioramento della salute.
Anziché stigmatizzare, è necessario empatizzare con il paziente con obesità e indirizzarlo in modo gentile verso un percorso funzionale alla sua condizione.
Anche sul piano del rischio cardiovascolare, il solo BMI è considerato insufficiente.
Lo statement dell’American Heart Association del 2021 evidenzia che la distribuzione del grasso, in particolare l’adiposità centrale e viscerale, è più strettamente associata a rischio cardiovascolare rispetto al peso totale.
Due persone con lo stesso BMI possono avere rischi molto diversi a seconda di dove è distribuito il tessuto adiposo e della presenza di complicanze metaboliche.

Uno dei motivi per cui la narrazione della “forza di volontà” è fuorviante è che ignora gli adattamenti biologici al calo ponderale.
Dopo un dimagrimento significativo, aumentano i segnali di fame e può inoltre ridursi il dispendio energetico per via della riduzione del Metabolismo basale (a seguito della perdita di peso).
In altre parole, il corpo tende a difendere le proprie riserve. Questo rende il mantenimento più difficile anche in presenza di impegno costante.
Le revisioni sistematiche sugli adattamenti metabolici e sul recupero di peso mostrano dei dati coerenti: il peso tende a risalire quando si riduce l’intensità del supporto nutrizionale o medico.
Non significa che gli interventi comportamentali non funzionino, ma che l’obesità ha una natura cronica e richiede continuità terapeutica.
A questo si aggiunge un ambiente che facilita l’eccesso calorico: alta disponibilità di alimenti ultraprocessati, porzioni grandi, sedentarietà, sonno ridotto e stress cronico. Una biologia predisposta all’obesità si trova a scontrarsi con un un contesto ambientale poco favorevole.
Forse vuoi capire meglio cosa fare nel tuo caso, da dove ripartire o perché finora alcuni percorsi non hanno funzionato come speravi.
Informarsi è importante, ma a volte non basta. In alcuni momenti serve il supporto di un professionista capace di leggere davvero la tua situazione, con le sue abitudini, le sue difficoltà e i suoi obiettivi.
Se pensi che il tuo caso meriti qualcosa di più di un consiglio generico letto online, prenota un incontro gratuito con un nutrizionista Theia.
L’approccio più coerente con le evidenze è quello tipico delle malattie croniche: definire obiettivi di salute, programmare follow-up regolari, intervenire su alimentazione, attività fisica, sonno e stress, e integrare quando indicato farmaci o chirurgia bariatrica.
Infine, monitorare solo la bilancia è riduttivo. Circonferenza vita, pressione arteriosa, glicemia, profilo lipidico, qualità del sonno e funzionalità fisica sono indicatori più completi del beneficio clinico.
L’obesità va trattata come una vera e propria patologia, richiede un approccio serio, individualizzato e strutturato su più livelli. Il rischio è che la narrazione sociale sottovaluti la reale difficoltà delle persone con obesità a raggiungere un obiettivo, riducendo il tutto ad una semplice mancanza di disciplina.
I medici e i professionisti della nutrizione devono in primis combattere contro questa narrazione deleteria, indirizzando nel modo corretto i pazienti verso percorsi terapeutici adeguati.

No. Alimentazione, attività fisica e sonno sono fondamentali, ma operano dentro una regolazione biologica molto complessa che può ostacolare la riduzione e il mantenimento del peso.
Perché il corpo attiva meccanismi di difesa che aumentano la fame e riducono il dispendio energetico, favorendo il recupero del peso.
No. Sono strumenti terapeutici previsti dalle linee guida per ridurre questa spinta biologica al recupero del peso e volti a migliorare gli esiti clinici nelle forme complicate di obesità.
EASO - A new framework for the diagnosis, stagingand management of obesity in adults
Pharmacotherapy for obesity management in adults: 2025 clinical practice guideline update
Obesity and Cardiovascular Disease: A Scientific Statement From the American Heart Association