Nutrizione

Perché il grasso sulla pancia va via per ultimo?

1. Non è una regola universale, ma una percezione molto comune

L’idea che “la pancia sia l’ultima a dimagrire” è una di quelle convinzioni che nascono da un’esperienza reale, ma che vengono poi semplificate troppo. È vero che molte persone vedono la zona addominale cambiare più lentamente rispetto ad altre aree del corpo. Però non esiste una legge biologica che imponga alla pancia di svuotarsi per ultima.

Il motivo è più semplice: il corpo non dimagrisce a zone su richiesta. Quando perdi peso, il grasso viene mobilizzato in modo sistemico, non dall’area che stai allenando o che vorresti migliorare. La distribuzione del grasso e la velocità con cui cambia dipendono soprattutto da genetica, sesso, età e assetto ormonale.

2. Cosa succede davvero quando dimagrisci

Durante un percorso di dimagrimento, l’organismo utilizza energia dai depositi adiposi distribuiti in tutto il corpo. Questo è il motivo per cui il concetto di “spot reduction”, cioè perdere grasso in una zona specifica allenandola direttamente, non trova conferma negli studi.

Un lavoro controllato ha mostrato chiaramente che anche programmi mirati di esercizi addominali, se isolati, non riducono in modo significativo il grasso sottocutaneo addominale. Allenare un distretto migliora il muscolo, non seleziona da dove il corpo preleva il grasso.

Un altro aspetto importante è che la pancia non è un compartimento unico. Esistono almeno due componenti principali: il grasso viscerale, che circonda gli organi interni, e il grasso sottocutaneo, quello più superficiale e visibile. Nella pratica, il grasso viscerale tende a rispondere meglio al dimagrimento, mentre quello sottocutaneo può restare più evidente più a lungo, dando la sensazione che “non cambi nulla”.

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3.Perché proprio l’addome può sembrare più resistente

Il motivo principale è il modo in cui il corpo distribuisce il grasso. Ogni persona ha un proprio “pattern” di accumulo e mobilizzazione, fortemente influenzato da fattori genetici e ormonali. Se una persona tende ad accumulare più grasso a livello addominale, è normale che quella zona resti relativamente più piena anche mentre il peso scende.

Le differenze tra uomini e donne aiutano a chiarire questo punto. Gli uomini accumulano più facilmente grasso viscerale e addominale, mentre nelle donne in età fertile è più frequente una distribuzione su fianchi e cosce. Con l’età e con i cambiamenti ormonali, però, anche nelle donne la distribuzione può diventare più centrale, rendendo la pancia una zona più “persistente”.

C’è poi una sfumatura importante: non sempre il grasso addominale è davvero l’ultimo a ridursi in termini biologici. Alcuni dati suggeriscono che il grasso viscerale, cioè quello metabolicamente più rilevante, può diminuire in modo relativamente efficace durante il dimagrimento. Questo significa che puoi stare migliorando la tua salute metabolica anche se allo specchio la pancia sembra cambiare lentamente.

4. Il ruolo dell’attività fisica

Le revisioni sistematiche confermano che l’esercizio fisico è efficace nel ridurre il grasso addominale, ma non attraverso un meccanismo locale. L’attività aerobica, soprattutto a intensità moderata-alta, e protocolli come l’HIIT sono associati a riduzioni del grasso totale, viscerale e sottocutaneo.

Il punto chiave è che questi effetti derivano da adattamenti sistemici: aumento del dispendio energetico, miglioramenti metabolici e cambiamenti ormonali. Non si tratta di “bruciare il grasso della pancia” direttamente, ma di creare le condizioni perché il corpo riduca il grasso complessivo, inclusa la zona addominale.

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5 . In pratica

La sintesi più utile è questa: la pancia non se ne va per ultima per una regola universale, ma spesso sembra così perché è una delle aree dove accumuliamo più facilmente grasso e dove quello sottocutaneo resta visibile più a lungo.

La buona notizia è che il grasso addominale, soprattutto quello viscerale, risponde comunque bene a dimagrimento e attività fisica. Per questo la strategia efficace non è cercare esercizi “mirati”, ma lavorare su ciò che conta davvero: deficit energetico sostenibile, allenamento regolare e tempo.

Se la circonferenza vita si riduce, anche lentamente, è molto probabile che tu stia già migliorando proprio la componente più importante dal punto di vista metabolico, anche se lo specchio non ti dà subito la soddisfazione che ti aspetti.

Autore dell'articolo

Valerio Gamucci
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi
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Il Dott. Valerio Gamucci è biologo nutrizionista, personal trainer e fisioterapista. Ha approfondito sia la dietologia e la nutrizione sia la fisioterapia sportiva e la rieducazione posturale, sviluppando una competenza trasversale che integra alimentazione, movimento e recupero funzionale.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana all'Università San Raffaele e la Laurea in Fisioterapia alla Sapienza Università di Roma. Ha completato un Master di II livello in Dietologia e Nutrizione al Consorzio Universitario Humanitas, un Master in Fisioterapia sportiva e la formazione posturale secondo i metodi McKenzie e Mézières.

Si occupa in particolare di nutrizione sportiva, integrazione e ricomposizione corporea. La conoscenza diretta delle richieste fisiche dell'allenamento e dei processi riabilitativi gli consente di contestualizzare il percorso nutrizionale rispetto al tipo di sport praticato, alla fase di preparazione e alle condizioni fisiche della persona.

La tripla formazione diventa particolarmente utile quando il paziente sta affrontando un recupero dopo un intervento, convive con dolore persistente o presenta problematiche muscoloscheletriche e posturali. In questi casi il lavoro nutrizionale viene adattato alla fase clinica e coordinato con il percorso motorio, senza sovrapporre ruoli differenti.

Nel rapporto con il paziente combina empatia e pragmatismo: traduce le informazioni scientifiche in spiegazioni chiare, evitando tecnicismi non necessari. Considera l'educazione nutrizionale una parte essenziale del percorso, perché permette alla persona di comprendere le scelte proposte e diventare progressivamente più autonoma.

FAQ

1 . Fare tanti addominali aiuta a togliere la pancia?

No, non in modo diretto. Gli addominali allenano i muscoli, ma non scelgono da dove il corpo perde grasso.

2. Perché dimagrisco ma la pancia si vede ancora?

Perché quella zona può restare più evidente più a lungo, soprattutto se tendi ad accumulare grasso addominale. Questo non esclude che il dimagrimento stia comunque procedendo.

3. Il grasso sulla pancia è sempre il più difficile da perdere?

Non sempre. Dipende molto dalla persona e dal proprio pattern di accumulo. In molti casi, però, è una delle zone che cambia più lentamente dal punto di vista visivo.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
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Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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