Nutrizione

Perché la dieta funziona all’inizio e poi il peso si blocca?

1. All’inizio si perde più peso perché il corpo non è ancora “adattato”

Nelle prime settimane in cui si inizia una dieta il peso scende che è una meraviglia

Tuttavia, dopo poche settimane si verifica un rallentamento, fino a fermarsi quasi completamente.

La prima cosa da chiarire è che questo non significa automaticamente che la dieta abbia smesso di funzionare o che il vostro metabolismo si sia “rotto”. Al contrario, significa che il corpo e il comportamento stanno reagendo a una nuova situazione energetica

Quando si cambia alimentazione, soprattutto se si riducono carboidrati e l’introito energetico totale, il calo iniziale include non solo grasso corporeo ma anche acqua e glicogeno

Questo rende le prime settimane di dieta più impattanti dal punto di vista della perdita di peso. Quando questa fase però finisce, il dimagrimento continua spesso più lentamente, e il contrasto della perdita di peso paragonata al periodo iniziale fa sembrare che tutto si sia improvvisamente bloccato.

2. Il deficit calorico non resta uguale per sempre

Le linee guida NICE definiscono il dimagrimento in modo molto semplice: bisogna mantenere l’introito energetico sotto la spesa energetica

Il punto, però, è che quel deficit non resta identico nel tempo. Il NIDDK lo conferma: durante il dimagrimento il metabolismo rallenta, il corpo a un peso più basso consuma meno calorie, e lo stesso schema alimentare che all’inizio creava un buon deficit può diventare, dopo settimane o mesi, molto meno incisivo.

In altre parole, non è detto che tu stia seguendo “meno bene” la dieta. Può essere che la dieta, pur rimanendo identica, produca un deficit più piccolo perché il tuo corpo è cambiato. 

Questo è uno dei motivi per cui le linee guida parlano di approccio flessibile e individualizzato, non di piano rigido da mantenere identico dall’inizio alla fine.

Il deficit calorico si riduce con la perdita di peso
Il deficit calorico si riduce con la perdita di peso
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3. Dopo il dimagrimento aumentano fame e resistenza al mantenimento

Le revisioni più recenti mostrano che il plateau non dipende unicamente da una questione di calorie

Dopo la perdita di peso cambiano anche alcuni segnali biologici che regolano fame e sazietà. Una meta-analisi del 2025 ha riscontrato un aumento della grelina, che favorisce la fame, e una riduzione di segnali come PYY e GLP-1 attivo, che invece aiutano la sazietà. Nella pratica, dopo il dimagrimento per molte persone diventa più facile avere fame e un po’ più difficile sentirsi sazie.

Esiste anche la termogenesi adattiva che va perlomeno citata. La review del 2022 sull’adaptive thermogenesis conferma che una certa riduzione della spesa energetica può comparire dopo un periodo di bilancio energetico negativo. Però la stessa letteratura sottolinea che l’effetto è variabile e spesso modesto negli studi migliori. 

4. Anche il comportamento cambia, spesso senza accorgersene

Accanto agli aspetti fisiologici ci sono poi gli aspetti pratici. Con il passare delle settimane molte persone allentano il monitoraggio, diventano un po’ meno precise con porzioni, condimenti, spuntini e attività fisica, oppure smettono di registrare ciò che mangiano. 

Questi sono meccanismi molto comuni, all’inizio di un percorso si è più motivati e stimolati per via dei risultati raggiunti in poco tempo tempo. Con il passare delle settimane questa motivazione e attenzione aggiuntiva inizia a calare, rendendo il percorso di dimagrimento più altalenante.

Una revisione sistematica del 2021 ha mostrato che l'automonitoraggio digitale (tramite app contacalorie, app di allenamento o diario alimentare) di alimentazione e attività fisica può aiutare la perdita di peso negli adulti con sovrappeso o obesità. 

È un dato utile perché suggerisce che feedback e supporto o monitoraggio continuo hanno una valenza molto concreta.

La perdita di peso diventa più difficile
La perdita di peso diventa più altalenante andando avanti
Siamo alla fine… ma adesso?

Forse vuoi capire meglio cosa fare nel tuo caso, da dove ripartire o perché finora alcuni percorsi non hanno funzionato come speravi.

Informarsi è importante, ma a volte non basta. In alcuni momenti serve il supporto di un professionista capace di leggere davvero la tua situazione, con le sue abitudini, le sue difficoltà e i suoi obiettivi.

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5. Cosa fare in pratica per riprendere la perdita di peso

All’inizio una dieta può sembrare più efficace perché il calo di peso non dipende solo dalla perdita di grasso, ma anche dalla riduzione di acqua e glicogeno. Inoltre, nelle prime fasi, il deficit calorico è spesso più ampio: il corpo pesa di più e consuma di più. 

Con il passare delle settimane, però, il peso corporeo diminuisce, il dispendio energetico si riduce, la fame può aumentare, la sazietà può diventare meno stabile e, spesso, anche la precisione quotidiana nel seguire il piano tende a calare. È a quel punto che la curva del peso può rallentare o appiattirsi.

Quando succede, la cosa più utile non è pensare che la dieta abbia “smesso di funzionare”, ma capire dove si trova il problema. Il primo passaggio è verificare se il piano alimentare è ancora adeguato all’obiettivo: garantisce ancora un deficit calorico sufficiente per continuare a perdere peso? Se la risposta è no, può essere necessario adattare il nuovo range calorico, riducendolo leggermente o rivedendo la strategia complessiva.

Se invece il piano è ancora valido, il secondo passaggio è capire se il paziente riesce davvero a seguirlo con continuità. In questo caso il focus non dovrebbe essere solo sulle calorie, ma anche sull’aderenza: organizzazione dei pasti, gestione della fame, contesto familiare e lavorativo, motivazione, monitoraggio e abitudini quotidiane. Un piano efficace, infatti, non è solo “corretto sulla carta”, ma deve essere sostenibile nella vita reale della persona.

Per questo, quando il peso si blocca o il percorso diventa difficile, può essere molto utile rivolgersi a un professionista della nutrizione competente. Il suo ruolo non è solo abbassare le calorie, ma capire se il piano va modificato, se serve lavorare sull’aderenza o se è necessario costruire una strategia più personalizzata e realistica.

Il peso si blocca dopo una perdita
Come sbloccare la perdita di peso
Ritratto del Dott. Luca Franciosi

Autore dell'articolo

Luca Franciosi
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi
AA_101017

Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.

All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.

FAQ

Perché all’inizio dimagrisco più velocemente?

Perché nelle prime settimane perdi spesso anche acqua e glicogeno oltre al grasso, quindi la bilancia scende più rapidamente.

Se il peso si blocca vuol dire che la dieta non funziona più?

No. Spesso significa che il deficit iniziale si è ridotto e che il piano va rivisto in base al nuovo contesto.

Cosa fare quando arriva il plateau?

Conviene rivalutare calorie, attività fisica, sonno, aderenza e qualità della dieta.

Ritratto del Dott. Gianluca Citino

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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