
Nelle prime settimane in cui si inizia una dieta il peso scende che è una meraviglia.
Tuttavia, dopo poche settimane si verifica un rallentamento, fino a fermarsi quasi completamente.
La prima cosa da chiarire è che questo non significa automaticamente che la dieta abbia smesso di funzionare o che il vostro metabolismo si sia “rotto”. Al contrario, significa che il corpo e il comportamento stanno reagendo a una nuova situazione energetica.
Quando si cambia alimentazione, soprattutto se si riducono carboidrati e l’introito energetico totale, il calo iniziale include non solo grasso corporeo ma anche acqua e glicogeno.
Questo rende le prime settimane di dieta più impattanti dal punto di vista della perdita di peso. Quando questa fase però finisce, il dimagrimento continua spesso più lentamente, e il contrasto della perdita di peso paragonata al periodo iniziale fa sembrare che tutto si sia improvvisamente bloccato.
Le linee guida NICE definiscono il dimagrimento in modo molto semplice: bisogna mantenere l’introito energetico sotto la spesa energetica.
Il punto, però, è che quel deficit non resta identico nel tempo. Il NIDDK lo conferma: durante il dimagrimento il metabolismo rallenta, il corpo a un peso più basso consuma meno calorie, e lo stesso schema alimentare che all’inizio creava un buon deficit può diventare, dopo settimane o mesi, molto meno incisivo.
In altre parole, non è detto che tu stia seguendo “meno bene” la dieta. Può essere che la dieta, pur rimanendo identica, produca un deficit più piccolo perché il tuo corpo è cambiato.
Questo è uno dei motivi per cui le linee guida parlano di approccio flessibile e individualizzato, non di piano rigido da mantenere identico dall’inizio alla fine.

Le revisioni più recenti mostrano che il plateau non dipende unicamente da una questione di calorie.
Dopo la perdita di peso cambiano anche alcuni segnali biologici che regolano fame e sazietà. Una meta-analisi del 2025 ha riscontrato un aumento della grelina, che favorisce la fame, e una riduzione di segnali come PYY e GLP-1 attivo, che invece aiutano la sazietà. Nella pratica, dopo il dimagrimento per molte persone diventa più facile avere fame e un po’ più difficile sentirsi sazie.
Esiste anche la termogenesi adattiva che va perlomeno citata. La review del 2022 sull’adaptive thermogenesis conferma che una certa riduzione della spesa energetica può comparire dopo un periodo di bilancio energetico negativo. Però la stessa letteratura sottolinea che l’effetto è variabile e spesso modesto negli studi migliori.
Accanto agli aspetti fisiologici ci sono poi gli aspetti pratici. Con il passare delle settimane molte persone allentano il monitoraggio, diventano un po’ meno precise con porzioni, condimenti, spuntini e attività fisica, oppure smettono di registrare ciò che mangiano.
Questi sono meccanismi molto comuni, all’inizio di un percorso si è più motivati e stimolati per via dei risultati raggiunti in poco tempo tempo. Con il passare delle settimane questa motivazione e attenzione aggiuntiva inizia a calare, rendendo il percorso di dimagrimento più altalenante.
Una revisione sistematica del 2021 ha mostrato che l'automonitoraggio digitale (tramite app contacalorie, app di allenamento o diario alimentare) di alimentazione e attività fisica può aiutare la perdita di peso negli adulti con sovrappeso o obesità.
È un dato utile perché suggerisce che feedback e supporto o monitoraggio continuo hanno una valenza molto concreta.

All’inizio una dieta può sembrare più efficace perché il calo di peso non dipende solo dalla perdita di grasso, ma anche dalla riduzione di acqua e glicogeno. Inoltre, nelle prime fasi, il deficit calorico è spesso più ampio: il corpo pesa di più e consuma di più.
Con il passare delle settimane, però, il peso corporeo diminuisce, il dispendio energetico si riduce, la fame può aumentare, la sazietà può diventare meno stabile e, spesso, anche la precisione quotidiana nel seguire il piano tende a calare. È a quel punto che la curva del peso può rallentare o appiattirsi.
Quando succede, la cosa più utile non è pensare che la dieta abbia “smesso di funzionare”, ma capire dove si trova il problema. Il primo passaggio è verificare se il piano alimentare è ancora adeguato all’obiettivo: garantisce ancora un deficit calorico sufficiente per continuare a perdere peso? Se la risposta è no, può essere necessario adattare il nuovo range calorico, riducendolo leggermente o rivedendo la strategia complessiva.
Se invece il piano è ancora valido, il secondo passaggio è capire se il paziente riesce davvero a seguirlo con continuità. In questo caso il focus non dovrebbe essere solo sulle calorie, ma anche sull’aderenza: organizzazione dei pasti, gestione della fame, contesto familiare e lavorativo, motivazione, monitoraggio e abitudini quotidiane. Un piano efficace, infatti, non è solo “corretto sulla carta”, ma deve essere sostenibile nella vita reale della persona.
Per questo, quando il peso si blocca o il percorso diventa difficile, può essere molto utile rivolgersi a un professionista della nutrizione competente. Il suo ruolo non è solo abbassare le calorie, ma capire se il piano va modificato, se serve lavorare sull’aderenza o se è necessario costruire una strategia più personalizzata e realistica.

Perché nelle prime settimane perdi spesso anche acqua e glicogeno oltre al grasso, quindi la bilancia scende più rapidamente.
No. Spesso significa che il deficit iniziale si è ridotto e che il piano va rivisto in base al nuovo contesto.
Conviene rivalutare calorie, attività fisica, sonno, aderenza e qualità della dieta.
NICE. Overweight and obesity management (2025, aggiornata 2026)
NIDDK. Eating & Physical Activity to Lose or Maintain Weight
NIDDK. About the Body Weight Planner
NIDDK. Research Behind the Body Weight Planner
NIDDK. Weight Loss Leads to Strong Increase in Appetite—The Body’s Internal Feedback Control of Calories
Hall KD et al. Energy balance and its components: implications for body weight regulation (2012)