Nutrizione

Trigliceridi alti: cosa significano davvero e come abbassarli

1. Cosa sono i trigliceridi?

I trigliceridi sono un tipo di grasso presente nel sangue e rappresentano una delle principali forme con cui il corpo conserva energia

Dopo i pasti, soprattutto quando introduci più calorie di quelle che consumi subito, una parte di questa energia viene trasformata in trigliceridi e immagazzinata. In seguito, quando serve, l’organismo li rimette in circolo per usarli come carburante.

Per questo, quando risultano elevati, possono essere il segnale di un metabolismo che sta faticando, soprattutto in presenza di eccesso calorico, sovrappeso, insulino-resistenza, scarso controllo glicemico o consumo elevato di alcol.

2. Trigliceridi alti: cosa indicano davvero e come intervenire in modo utile

I trigliceridi alti in molti casi possono associarsi a varie forme di alterazione dell’assetto lipidico: insulino-resistenza, eccesso di grasso viscerale, steatosi epatica, scarso controllo glicemico, consumo di alcol o dieta troppo ricca di zuccheri e carboidrati raffinati. 

In questo contesto, l’alterazione è probabilmente determinata dalle abitudini di vita.

In altri casi, soprattutto quando i valori salgono molto, il problema cambia completamente prospettiva: non si parla più solo di rischio cardiovascolare, ma anche di rischio di pancreatite acuta.

Qui il valore elevato può non essere determinato dallo stile di vita, ma da circostanze patologiche ben più rischiose e sicuramente da approfondire in modo tempestivo.

Per questo motivo è fondamentale quanto sono alti, perché lo sono e in quale contesto clinico si inseriscono.

composzione bio-chimica dei trigliceridi
Composizione chimica dei trigliceridi.

3. Cosa dicono le Linee guida più importanti

Le raccomandazioni dell’American College of Cardiology spiegano bene che i trigliceridi elevati sono nella maggioranza dei casi più un segnale di un metabolismo in difficoltà che un problema isolato. Molto spesso si associano a sovrappeso addominale, HDL basso, glicemia alterata, pre diabete o diabete tipo 2 e fegato grasso. 

In questo senso i trigliceridi alti possono essere letti come un marker di sindrome metabolica o insulino-resistenza.

Lo stesso documento insiste anche su un altro punto importante: prima di pensare a farmaci specifici, bisogna cercare le cause secondarie

Tra le più comuni ci sono il diabete non ben controllato, l’ipotiroidismo, alcune nefropatie, l’alcol, una dieta molto ricca di zuccheri semplici e diversi farmaci, tra cui estrogeni, corticosteroidi, alcuni diuretici e beta-bloccanti. 

Questo passaggio è fondamentale, perché in molti casi la vera terapia è correggere la causa che li sta facendo salire, adottando modificazioni allo stile di vita.

4. Le soglie che cambiano il significato clinico

Secondo il consenso ACC, i trigliceridi sono considerati moderatamente elevati quando sono pari o superiori a 150 mg/dL a digiuno, oppure 175 mg/dL non a digiuno, fino a meno di 500 mg/dL. 

Diventano severi quando raggiungono o superano i 500 mg/dL, e soprattutto quando si avvicinano o superano i 1000 mg/dL.

Quando i trigliceridi sono moderatamente alti, il problema principale è di solito il rischio cardiometabolico complessivo. 

Quando invece diventano molto elevati, soprattutto oltre i 1000 mg/dL, può comparire una situazione di chilomicronemia e il rischio di pancreatite diventa prioritario. 

Una complicanza di questo tipo va trattata e gestita in modo immediato, consultando il proprio medico e attuando una terapia farmacologica laddove sia necessario.

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Valori di riferimento dei trigliceridi.
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5. Perché non basta abbassare i trigliceridi

Uno degli aspetti più importanti delle linee guida recenti è che distinguono chiaramente tra tre situazioni diverse: i trigliceridi come marker di metabolismo alterato, i trigliceridi come fattore di rischio per pancreatite e i trigliceridi come rischio residuo cardiovascolare in persone già ad alto rischio.

Questo significa che abbassare i trigliceridi in quanto numero non garantisce automaticamente una riduzione di infarti o ictus, se non si sceglie la terapia giusta e non si considera il rischio globale in base alla situazione del paziente. 

Oltre al valore dei trigliceridi, è necessario considerare gli altri valori relativi all’assetto lipidico (colesterolo totale, HDL) e valutare le singole abitudini di vita del paziente (fumo, alcol, bmi, composizione corporea, livello di attività fisica).

6. Stile di vita: cosa funziona davvero nella pratica

Quando i trigliceridi sono alti, lo stile di vita resta il primo trattamento reale

L’alcol è una delle cause più importanti. Una meta-analisi pubblicata sul BMJ ha mostrato che il suo effetto sui trigliceridi è dose-dipendente: più aumenta il consumo, più tendono a salire i trigliceridi. Per questo le linee guida raccomandano di ridurlo nettamente e, quando i valori sono molto alti, anche di sospenderlo del tutto.

Anche gli zuccheri semplici e i carboidrati raffinati contano molto. I trigliceridi sono particolarmente sensibili a eccessi di bevande zuccherate, dolci, farine raffinate e schemi alimentari molto ricchi di carboidrati ma poveri di qualità nutrizionale. 

In parallelo, se è presente sovrappeso viscerale, un dimagrimento graduale e sostenibile tende quasi sempre a migliorare il quadro. 

Lo stesso vale per l’attività fisica regolare, che agisce sia sui trigliceridi sia sull’insulino-resistenza che spesso li accompagna.

Infine, se il paziente è affetto da diabete o prediabete, il controllo glicemico può fare una differenza enorme. In alcuni casi la prima vera terapia dei trigliceridi alti è semplicemente migliorare la glicemia.

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Criteri clinici per la gestione della ipertrigliceridemia. Riferimenti: Management of triglycerides, non-high density lipoprotein cholesterol and high density lipoprotein cholesterol
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7. Quando invece servono farmaci specifici

Nelle persone ad alto o altissimo rischio cardiovascolare, già in terapia con statina ottimizzata, con trigliceridi moderatamente elevati e persistenti, le linee guida ESC/EAS e le raccomandazioni EAS indicano che l’evidenza più solida per ridurre gli eventi cardiovascolari riguarda l’integrazione di omega 3 ad alte dosi

Quando invece i trigliceridi sono severamente elevati, soprattutto sopra i 500 mg/dL e ancora di più oltre i 1000 mg/dL, la logica cambia. In quel caso l’obiettivo principale è ridurre il rischio di pancreatite, e la scelta terapeutica va personalizzata in base alla gravità, alla causa e al contesto clinico. 

Nelle forme genetiche severe, come alcune sindromi da chilomicronemia familiare, esistono anche trattamenti specifici.

Autore dell'articolo

Luca Franciosi
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi del Lazio e dell'Abruzzo
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Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.

All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.

FAQ

Quando i trigliceridi sono considerati alti?

In genere si parla di trigliceridi elevati a partire da circa 150 mg/dL a digiuno. Valori sopra 500 mg/dL sono considerati severi e richiedono una valutazione più attenta e immediata.

Qual è la causa più comune dei trigliceridi alti?

Molto spesso sono legati a insulino-resistenza, sovrappeso addominale, eccesso di zuccheri nella dieta o consumo di alcol.

Dimagrire aiuta ad abbassare i trigliceridi?

Sì. La perdita di peso, soprattutto quando riduce il grasso viscerale, è uno degli interventi più efficaci per migliorare i livelli di trigliceridi.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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