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Dire “ho il cortisolo alto” è diventato un modo comune per spiegare aumento di peso, pancia, fame nervosa e stanchezza. Il problema è che questa espressione può indicare situazioni molto diverse tra loro. Da un lato esiste una condizione rara ma seria, come la sindrome di Cushing, in cui il cortisolo è davvero cronicamente elevato e provoca danni concreti. Dall’altro, molto più spesso, si parla di periodi di stress prolungato, con sonno di qualità peggiore e comportamenti che portano a mangiare di più senza accorgersene.
Capire la differenza è fondamentale: evita allarmismi inutili, ma soprattutto impedisce di banalizzare quadri clinici che invece meritano attenzione medica.
Le linee guida dell’Endocrine Society sulla diagnosi (2008) sono molto chiare su un punto spesso frainteso: non ha senso fare screening di massa per la sindrome di Cushing. Il sospetto va posto solo quando sono presenti caratteristiche cliniche suggestive e progressive, oppure in contesti specifici come un incidentaloma surrenalico.
In questi casi si utilizzano test validati come il cortisolo salivare notturno, il cortisolo urinario delle 24 ore o il test di soppressione con desametasone e non un singolo dosaggio casuale di cortisolo nel sangue.
Il consensus della Pituitary Society (2021) e la guideline di trattamento dell’Endocrine Society (2015) descrivono il Cushing come una condizione in cui l’eccesso di cortisolo si associa tipicamente ad aumento di peso con accumulo centrale, insieme a comorbidità importanti come ipertensione, diabete, osteoporosi e perdita di forza muscolare. Proprio per questo è una diagnosi che va riconosciuta e trattata.
Il messaggio pratico che emerge dalle linee guida è semplice:
se per “cortisolo alto” si intende Cushing, allora sì, l’aumento di peso è parte del quadro clinico; se invece si parla di stress quotidiano, il discorso è completamente diverso e non si diagnostica con un singolo esame.
Qui è utile distinguere due livelli diversi.
Una meta-analisi longitudinale pubblicata su Obesity nel 2011 ha mostrato che lo stress psicosociale è associato, in media, a un piccolo aumento di adiposità nel tempo. L’effetto è modesto e molto variabile tra le persone. In altre parole, lo stress può contribuire all’aumento di peso, ma raramente è l’unica spiegazione.
Il punto chiave è che lo stress agisce soprattutto in modo indiretto: peggiora il sonno, aumenta la probabilità di mangiare in modo impulsivo e riduce la motivazione all’attività fisica.
Negli ultimi anni si è diffuso l’uso del cortisolo nei capelli come indicatore di esposizione cronica allo stress. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su Obesity Reviews (2021–2022) mostra piccole associazioni tra livelli di glucocorticoidi nei capelli e misure come BMI e circonferenza vita.
Il limite principale di questi studi è metodologico: molti sono cross-sectional, quindi descrivono una correlazione ma non chiariscono la direzione del rapporto. In pratica Non è possibile stabilire con certezza se sia il cortisolo a favorire l’aumento di peso o se, sia l’obesità stessa con infiammazione, disturbi del sonno e stress metabolico a modificare l’assetto dell’asse dello stress.
Nei pochi studi prospettici disponibili su perdita di peso e mantenimento, l’associazione tra cortisolo nei capelli e variazioni future di peso appare assente o marginale nella media. Visto quindi i vari limiti presenti in questi studi utilizzare questa modalita di misura del cortisolo ad oggi non ha nessun significato dal punto di vista clinico.
Nella pratica clinica, il rischio maggiore è il fai-da-te diagnostico. Le linee guida ricordano che la causa più comune di un quadro simile al Cushing non è una malattia rara, ma l’uso di glucocorticoidi prescritti (come prednisone o cortisone). In questi casi l’aumento di peso può essere reale e va affrontato insieme al medico che ha indicato la terapia.
Quando ha senso sospettare qualcosa di più dello stress? Senza creare allarmismi, alcuni segnali hanno maggiore valore discriminante nelle linee guida: un quadro progressivo che combina aumento di peso con debolezza muscolare marcata, strie violacee larghe, lividi facili, viso pieno, comparsa o rapido peggioramento di ipertensione o diabete, oppure osteoporosi e fratture non spiegate. In queste situazioni è appropriato parlarne con il medico ed eseguire i test corretti.
Se ti stai chiedendo se il cortisolo stia influenzando il tuo peso, può essere utile ragionare così.
Se c’è stress, poco sonno e più fame emotiva, è plausibile che lo stress contribuisca indirettamente all’aumento di peso. L’effetto medio dello stress sul grasso corporeo, però, è modesto e molto individuale. La leva più efficace non è cercare di abbassare il cortisolo con integratori, ma intervenire su sonno, regolarità dei pasti, ambiente alimentare e attività fisica, perché sono questi i canali attraverso cui lo stress si traduce in surplus calorico.
Se invece c’è il timore di un vero ipercortisolismo, è meglio evitare il dosaggio occasionale del cortisolo nel sangue. Le linee guida raccomandano di partire dai segni clinici e, solo se indicato, utilizzare test di screening validati.
Non necessariamente. Lo stress può contribuire all’aumento di peso soprattutto perché altera sonno, appetito e comportamenti alimentari. L’effetto medio è piccolo e molto individuale: il cortisolo raramente è la causa.
No, nella maggior parte dei casi no. Le linee guida indicano che un singolo valore casuale è poco informativo. I test specifici si usano solo se ci sono segni clinici suggestivi di ipercortisolismo.
Se compaiono segni progressivi come aumento di peso centrale associato a debolezza muscolare, strie violacee, lividi facili, ipertensione o diabete di nuova insorgenza, allora è appropriato parlarne con il medico e seguire un percorso diagnostico strutturato.