Nutrizione

Meglio perdere peso velocemente o lentamente?

1. Non è solo una questione di velocità

La domanda è più importante di quanto sembri, perché “dimagrire in fretta” e “dimagrire bene” non sono sempre la stessa cosa. Se l’obiettivo è solo vedere scendere rapidamente il numero sulla bilancia, molte strategie possono funzionare. Se invece si ragiona in termini di mantenimento nel tempo, qualità della perdita di peso e sostenibilità, la questione diventa più complessa.

Le principali linee guida partono proprio da qui: non conta solo quanto peso si perde, ma come lo si perde e cosa succede dopo.

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2. Cosa suggeriscono le raccomandazioni ufficiali

Le fonti istituzionali continuano a favorire un dimagrimento graduale. Il motivo è pratico: perdere peso a un ritmo moderato è più facilmente sostenibile e si associa più spesso a un mantenimento nel lungo periodo. L’intervallo che viene proposto più spesso è intorno a mezzo chilo-un chilo a settimana, con obiettivi iniziali realistici come il 5–10% del peso corporeo nei primi mesi.

Anche le linee guida NICE più recenti si muovono nella stessa direzione, ma con una precisazione importante: il percorso deve essere flessibile, adattato alla persona e accompagnato da supporto nel tempo. Inoltre, viene sottolineato chiaramente che il recupero di peso è comune, quindi il vero obiettivo non è solo dimagrire, ma costruire un sistema che renda possibile mantenere il risultato.

Allo stesso tempo, queste linee guida non escludono completamente strategie più rapide. Piuttosto, le collocano in contesti specifici, dove esiste una reale indicazione clinica e dove il percorso è supervisionato.

3.Cosa dicono gli studi: il quadro è meno rigido di quanto si pensi

Se si guarda alla letteratura scientifica, emerge un quadro più sfumato rispetto al classico “lento è sempre meglio”. Alcuni studi mostrano che il dimagrimento graduale tende a preservare meglio la massa magra e il metabolismo a riposo, elementi importanti se si vuole mantenere il peso nel tempo.

Allo stesso tempo, non è vero che dimagrire velocemente porti inevitabilmente a riprendere tutto. Un trial randomizzato pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology ha mostrato che chi perdeva peso più rapidamente raggiungeva più spesso l’obiettivo iniziale, e che la ripresa di peso nel lungo termine era simile tra i gruppi.

Questo porta a una conclusione più equilibrata: la velocità da sola non determina il successo o il fallimento. Contano molto di più il contesto, il metodo e soprattutto la fase successiva al dimagrimento.

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4. Quando il dimagrimento rapido ha senso

Il dimagrimento rapido non è di per sé “sbagliato”, ma richiede condizioni precise. Le diete molto ipocaloriche, per esempio, possono essere utilizzate in percorsi strutturati e sotto supervisione clinica, soprattutto in presenza di obesità o condizioni metaboliche rilevanti.

Un caso emblematico è il diabete tipo 2. In alcuni programmi clinici, come quelli utilizzati nel sistema sanitario inglese, una fase iniziale di dimagrimento rapido è stata associata a perdite di peso importanti e, in una parte dei pazienti, anche alla remissione della malattia. Questo però non significa che sia una strategia da replicare autonomamente: si tratta di protocolli ben definiti, con monitoraggio medico e supporto nel tempo.

Fuori da questi contesti, invece, il rischio è quello di ricorrere a strategie troppo restrittive, difficili da mantenere e potenzialmente controproducenti.

5. Il vero problema: cosa succede dopo

Uno degli aspetti più sottovalutati è che il dimagrimento è solo la prima fase. Senza una strategia di mantenimento, anche un risultato ottenuto rapidamente tende a essere fragile.

Le linee guida insistono molto su questo punto: il rischio di recupero di peso esiste indipendentemente dalla velocità iniziale. È per questo che il focus dovrebbe spostarsi dalla “velocità” alla sostenibilità nel tempo.

In pratica, un dimagrimento più graduale ha spesso il vantaggio di integrarsi meglio nella vita quotidiana, rendendo più semplice mantenere le abitudini costruite.

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6.In pratica

Se devo sintetizzare in modo netto: per la maggior parte delle persone è meglio perdere peso lentamente. Un ritmo moderato è più sostenibile, più coerente con le linee guida e probabilmente più favorevole a una perdita di peso di qualità.

Detto questo, non ha senso trasformare questa indicazione in una regola rigida. Una fase iniziale più rapida può avere senso in alcuni contesti, soprattutto se inserita in un percorso strutturato e supervisionato.

Alla fine, la domanda più utile non è “quanto velocemente devo dimagrire?”, ma “posso mantenere questo approccio tra sei mesi?”. È lì che si gioca davvero la differenza tra un risultato temporaneo e uno stabile nel tempo.

Autore dell'articolo

Valerio Gamucci
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi
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Il Dott. Valerio Gamucci è biologo nutrizionista, personal trainer e fisioterapista. Ha approfondito sia la dietologia e la nutrizione sia la fisioterapia sportiva e la rieducazione posturale, sviluppando una competenza trasversale che integra alimentazione, movimento e recupero funzionale.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana all'Università San Raffaele e la Laurea in Fisioterapia alla Sapienza Università di Roma. Ha completato un Master di II livello in Dietologia e Nutrizione al Consorzio Universitario Humanitas, un Master in Fisioterapia sportiva e la formazione posturale secondo i metodi McKenzie e Mézières.

Si occupa in particolare di nutrizione sportiva, integrazione e ricomposizione corporea. La conoscenza diretta delle richieste fisiche dell'allenamento e dei processi riabilitativi gli consente di contestualizzare il percorso nutrizionale rispetto al tipo di sport praticato, alla fase di preparazione e alle condizioni fisiche della persona.

La tripla formazione diventa particolarmente utile quando il paziente sta affrontando un recupero dopo un intervento, convive con dolore persistente o presenta problematiche muscoloscheletriche e posturali. In questi casi il lavoro nutrizionale viene adattato alla fase clinica e coordinato con il percorso motorio, senza sovrapporre ruoli differenti.

Nel rapporto con il paziente combina empatia e pragmatismo: traduce le informazioni scientifiche in spiegazioni chiare, evitando tecnicismi non necessari. Considera l'educazione nutrizionale una parte essenziale del percorso, perché permette alla persona di comprendere le scelte proposte e diventare progressivamente più autonoma.

FAQ

1 . Dimagrire velocemente fa sempre male?

No, non sempre. Può avere senso in alcuni percorsi clinici strutturati, ma fuori da questi contesti è più facile che diventi poco sostenibile.

2. Perdere peso lentamente è meglio per tutti?

Per molte persone sì, perché è più gestibile nella vita quotidiana. Però non è una regola assoluta valida in ogni situazione.

3. Qual è la cosa più importante quando si dimagrisce?

Non solo perdere peso, ma riuscire a mantenere il risultato nel tempo. È questo che distingue un percorso efficace da uno solo temporaneo.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici
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Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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