Nutrizione

Set point del peso: esiste davvero o è un mito?

1. Non è un numero fisso e immutabile

Per set point del peso si intende l’idea che il corpo tenda a “difendere” un certo intervallo di peso corporeo, regolando fame, sazietà, consumo energetico e metabolismo affinché sia più difficile sia prendere che perdere peso.

Quando perdi molto peso, il corpo può reagire aumentando la fame e riducendo il dispendio energetico, rendendo più difficile continuare a dimagrire o mantenere il nuovo peso. 

Quando ingrassi, può succedere l’opposto, anche se spesso questa compensazione è meno forte.

Non va inteso come un numero fisso e immutabile. È più corretto pensarlo come una fascia di equilibrio influenzata da genetica, ormoni, storia del peso, sonno, stress, attività fisica, farmaci, ambiente, alimentazione e abitudini.

2. Cosa ci dicono i documenti ufficiali

Il documento più utile su questo tema è il workshop NIDDK/NIH dedicato alla physiology of the weight-reduced state

In quel contesto si parla di un equilibrio del set point del peso, cioè di un equilibrio di peso influenzato da fisiologia, geni e ambiente. Tendenzialmente, dopo un calo ponderale, insorgono cambiamenti di fame e dispendio energetico che tendono a spingere il corpo verso il recupero del peso perso.

Questo però non significa che ogni persona abbia un numero fisso, immutabile e scritto nella pietra. Lo stesso impianto teorico del documento suggerisce piuttosto l’idea di un peso difeso, o di una fascia di equilibrio, più che di un valore unico e preciso. È un modello utile per capire la biologia del mantenimento, non un destino inevitabile.

3. Le revisioni più recenti dicono che una difesa biologica del peso esiste

Le meta-analisi più utili non dimostrano un set point come numero, ma mostrano bene che il corpo reagisce al dimagrimento in modo tutt’altro che neutrale. 

Una meta-analisi del 2025 ha osservato che dopo la perdita di peso aumentano i segnali che favoriscono la fame, in particolare la grelina totale, mentre si riducono segnali legati alla sazietà come PYY e GLP-1 attivo. Inoltre, più marcata era la perdita di peso, maggiore tendeva a essere l’aumento della grelina.

La review del 2022 sulla termogenesi adattiva conclude che una certa riduzione della spesa energetica può esserci, ma negli studi migliori spesso appare piccola o non significativa e tende ad attenuarsi dopo la stabilizzazione del peso. Quindi il corpo si adatta, sì, ma questo non giustifica l’idea semplificata di un metabolismo definitivamente bloccato.

Modificazioni ormonali, dimagrimento e set point
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4. Perché il concetto del Set point va inteso con cautela

Le stesse fonti che supportano una difesa biologica del peso mostrano anche che il peso corporeo dipende dall’interazione continua tra biologia, ambiente e comportamento. In altre parole, la fisiologia conta molto, ma il contesto ambientale è ciò che realmente fa la differenza. 

Sonno, attività fisica, farmaci, ambiente alimentare, stress, storia ponderale e fine del supporto strutturato possono incidere in modo importante sulla modificazione del peso.

Nuove routine alimentari, attività fisica regolare, qualità del sonno, gestione dello stress e un contesto ambientale favorevole possono avere un impatto decisivo sulla regolazione ponderale

Con disciplina, motivazione e continuità, i risultati ottenuti possono consolidarsi nel tempo, contribuendo a spostare gradualmente verso il basso l’asticella del set point

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5. In pratica, qual è il messaggio da portarsi a casa?

La risposta più corretta è questa: sì, qualcosa di reale esiste, ma non nel senso di un peso preciso che il corpo difende come un termostato perfetto. 

Le evidenze attuali supportano meglio l’idea di un equilibrio di peso maggiormente difeso.

Quindi, alla domanda “il set point esiste davvero?”, la risposta migliore è: sì, come modello fisiologico utile; no, se lo immaginiamo come un numero fisso, immutabile e facilmente misurabile

È un concetto che aiuta a capire perché mantenere il dimagrimento sia difficile, ma non dovrebbe diventare né una scusa per pensare che nulla possa cambiare, né un’etichetta vaga da applicare a ogni stallo di peso.

Set point, perdita di peso e stimoli ambientali
L'ambiente impatta più delle modificazioni fisiologiche passive

Autore dell'articolo

Luca Franciosi
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi
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Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.

All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.

FAQ

Il set point del peso esiste davvero?

Sì, come modello fisiologico utile per spiegare la tendenza del peso corporeo a rimanere vicino ad uno specifico range, ma non come numero preciso e immutabile.

Vuol dire che dimagrire è inutile perché il corpo torna sempre indietro?

No. Significa che mantenere il calo ponderale può essere più difficile del previsto, non che sia impossibile.

Il set point dipende solo dagli ormoni?

No. Oltre alla biologia contano anche ambiente, sonno, attività fisica, stress, farmaci e storia del peso.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici
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Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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