
Per set point del peso si intende l’idea che il corpo tenda a “difendere” un certo intervallo di peso corporeo, regolando fame, sazietà, consumo energetico e metabolismo affinché sia più difficile sia prendere che perdere peso.
Quando perdi molto peso, il corpo può reagire aumentando la fame e riducendo il dispendio energetico, rendendo più difficile continuare a dimagrire o mantenere il nuovo peso.
Quando ingrassi, può succedere l’opposto, anche se spesso questa compensazione è meno forte.
Non va inteso come un numero fisso e immutabile. È più corretto pensarlo come una fascia di equilibrio influenzata da genetica, ormoni, storia del peso, sonno, stress, attività fisica, farmaci, ambiente, alimentazione e abitudini.
Il documento più utile su questo tema è il workshop NIDDK/NIH dedicato alla physiology of the weight-reduced state.
In quel contesto si parla di un equilibrio del set point del peso, cioè di un equilibrio di peso influenzato da fisiologia, geni e ambiente. Tendenzialmente, dopo un calo ponderale, insorgono cambiamenti di fame e dispendio energetico che tendono a spingere il corpo verso il recupero del peso perso.
Questo però non significa che ogni persona abbia un numero fisso, immutabile e scritto nella pietra. Lo stesso impianto teorico del documento suggerisce piuttosto l’idea di un peso difeso, o di una fascia di equilibrio, più che di un valore unico e preciso. È un modello utile per capire la biologia del mantenimento, non un destino inevitabile.
Le meta-analisi più utili non dimostrano un set point come numero, ma mostrano bene che il corpo reagisce al dimagrimento in modo tutt’altro che neutrale.
Una meta-analisi del 2025 ha osservato che dopo la perdita di peso aumentano i segnali che favoriscono la fame, in particolare la grelina totale, mentre si riducono segnali legati alla sazietà come PYY e GLP-1 attivo. Inoltre, più marcata era la perdita di peso, maggiore tendeva a essere l’aumento della grelina.
La review del 2022 sulla termogenesi adattiva conclude che una certa riduzione della spesa energetica può esserci, ma negli studi migliori spesso appare piccola o non significativa e tende ad attenuarsi dopo la stabilizzazione del peso. Quindi il corpo si adatta, sì, ma questo non giustifica l’idea semplificata di un metabolismo definitivamente bloccato.

Le stesse fonti che supportano una difesa biologica del peso mostrano anche che il peso corporeo dipende dall’interazione continua tra biologia, ambiente e comportamento. In altre parole, la fisiologia conta molto, ma il contesto ambientale è ciò che realmente fa la differenza.
Sonno, attività fisica, farmaci, ambiente alimentare, stress, storia ponderale e fine del supporto strutturato possono incidere in modo importante sulla modificazione del peso.
Nuove routine alimentari, attività fisica regolare, qualità del sonno, gestione dello stress e un contesto ambientale favorevole possono avere un impatto decisivo sulla regolazione ponderale.
Con disciplina, motivazione e continuità, i risultati ottenuti possono consolidarsi nel tempo, contribuendo a spostare gradualmente verso il basso l’asticella del set point.
La risposta più corretta è questa: sì, qualcosa di reale esiste, ma non nel senso di un peso preciso che il corpo difende come un termostato perfetto.
Le evidenze attuali supportano meglio l’idea di un equilibrio di peso maggiormente difeso.
Quindi, alla domanda “il set point esiste davvero?”, la risposta migliore è: sì, come modello fisiologico utile; no, se lo immaginiamo come un numero fisso, immutabile e facilmente misurabile.
È un concetto che aiuta a capire perché mantenere il dimagrimento sia difficile, ma non dovrebbe diventare né una scusa per pensare che nulla possa cambiare, né un’etichetta vaga da applicare a ogni stallo di peso.

Sì, come modello fisiologico utile per spiegare la tendenza del peso corporeo a rimanere vicino ad uno specifico range, ma non come numero preciso e immutabile.
No. Significa che mantenere il calo ponderale può essere più difficile del previsto, non che sia impossibile.
No. Oltre alla biologia contano anche ambiente, sonno, attività fisica, stress, farmaci e storia del peso.