Nutrizione

Obesità e tumore della mammella: rischio, prognosi e cosa dicono davvero le evidenze!

1. Obesità e tumore della mammella: cosa sappiamo davvero

L’obesità non è soltanto una questione estetica. È un fattore biologico che può influenzare il rischio di sviluppare tumore della mammella, soprattutto dopo la menopausa, e che nelle persone già trattate può incidere su complicanze, qualità di vita e, in media, prognosi. Per questo motivo molte raccomandazioni internazionali di prevenzione e di survivorship includono il peso corporeo tra i target prioritari, insieme ad attività fisica e alimentazione.

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2.Cosa dicono le linee guida e i consensus

Quando si parla di prevenzione oncologica, il punto di riferimento internazionale più solido è il lavoro del World Cancer Research Fund insieme all’American Institute for Cancer Research. Nel Third Expert Report e nel programma di aggiornamento continuo delle evidenze, l’associazione tra eccesso di adiposità e aumento del rischio di tumore della mammella dopo la menopausa viene classificata come convincente.

Il messaggio che ne deriva è molto concreto: non si parla di diete speciali o strategie estreme, ma di mantenere un peso salutare e, soprattutto, di evitare l’aumento di peso nel corso della vita adulta.

Quando invece si guarda a cosa succede dopo una diagnosi di tumore della mammella, gli aggiornamenti WCRF dedicati alla sopravvivenza post diagonosi mostrano che un BMI più elevato o una circonferenza vita maggiore sono associati, in media, a un rischio più alto di mortalità per tutte le cause. Le evidenze su recidiva e progressione sono meno robuste, ma vanno nella stessa direzione.

Dal punto di vista clinico, la linea guida dell’American Society of Clinical Oncology (2022) sottolinea l’importanza di un counselling strutturato su attività fisica, alimentazione e gestione del peso lungo tutto il percorso oncologico. Un punto spesso frainteso è questo: le prove sono molto solide nel dimostrare benefici su forma fisica, composizione corporea, stanchezza e qualità di vita. Sono invece meno definitive nel quantificare un effetto diretto su recidiva e sopravvivenza, perché servono studi randomizzati disegnati appositamente per questi obiettivi.

Indicazioni molto simili arrivano anche dalla American Cancer Society (2022): per le persone che hanno avuto un tumore, compreso quello della mammella, si raccomanda di puntare a un peso salutare, seguire un’alimentazione prevalentemente a base vegetale e mantenere attività fisica regolare, facendo attenzione a evitare aumenti di peso non necessari durante e dopo le cure.

3. Cosa dicono le migliori revisioni sistematiche

Una revisione sistematica con meta-analisi del 2022, che ha valutato adiposità e variazioni di peso dopo una diagnosi di tumore della mammella, mostra che una maggiore adiposità è associata a un aumento del rischio di mortalità totale, mortalità specifica per tumore della mammella, recidiva e metastasi a distanza.

Un’analisi collegata al Global Cancer Update Programme (2022), che valuta criticamente la qualità delle evidenze disponibili, conclude che i dati su adiposità e recidiva sono limitati. Per quanto riguarda la mortalità, invece, l’associazione appare più costante.

Quando si passa dagli studi osservazionali agli interventi veri e propri, il messaggio diventa più cauto. La Cochrane Review del 2020 sui programmi di dimagrimento nei sopravvissuti oncologici con sovrappeso o obesità mostra che questi interventi possono portare a perdita di peso e a un miglioramento della qualità di vita. Tuttavia, non emergono prove robuste di un aumento della sopravvivenza o di una riduzione delle recidive. Il motivo è soprattutto metodologico: la maggior parte degli studi non è progettata per misurare questi esiti “forti”.

Il limite generale è quindi chiaro. Gran parte delle conoscenze su rischio e prognosi deriva da studi osservazionali: questi, sono fondamentali per capire le associazioni, ma possono risentire di molti fattori di confondimento, come stadio di malattia, terapie ricevute, stile di vita e comorbidità. Per questo le linee guida mantengono un approccio realistico: la gestione del peso è un intervento di grande valore per la salute generale e la qualità di vita e potenzialmente favorevole anche per gli esiti oncologici, ma senza promesse automatiche.

4. Sicurezza e popolazioni speciali

Durante trattamenti impegnativi come chemioterapia o ormonoterapia, l’obiettivo non è quasi mai dimagrire in modo aggressivo. Nella pratica clinica, la priorità è spesso evitare ulteriore aumento di peso, preservare la massa muscolare e garantire un apporto energetico e proteico adeguato, soprattutto in presenza di stanchezza marcata o disturbi gastrointestinali. Questo approccio è coerente sia con le raccomandazioni ASCO sia con la nutrizione clinica oncologica.

Un altro aspetto centrale è la menopausa. Il legame tra obesità e rischio di tumore della mammella è particolarmente rilevante dopo la menopausa, dove l’evidenza viene classificata come convincente. In età pre-menopausale le relazioni sono più complesse e non possono essere ridotte a un messaggio unico e semplificato.

Infine, non conta solo il numero sulla bilancia. Anche circonferenza vita e distribuzione del grasso sono considerate indicatori importanti, soprattutto quando si valutano gli esiti dopo la diagnosi.

5. Conclusioni

Le evidenze più solide indicano che mantenere un peso salutare è una strategia centrale sia nella prevenzione del tumore della mammella, in particolare dopo la menopausa, sia nella fase successiva a una diagnosi, dove un’eccessiva adiposità si associa in media a esiti meno favorevoli.

Dopo una diagnosi, un percorso strutturato che integri alimentazione e attività fisica migliora con buona certezza composizione corporea e qualità di vita. L’effetto su recidiva e sopravvivenza è plausibile, ma non garantito, perché gli studi interventistici ( quelli che dimostrano un rapporto causa-effetto) sono ancora pochi.

Il messaggio clinicamente più utile è evitare gli estremi: niente restrizioni drastiche durante terapie intense senza supervisione, ma un percorso sostenibile, personalizzato e integrato nel trattamento oncologico. Non promette risultati miracolosi, ma offre benefici concreti e misurabili nel tempo.

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Valerio Gamucci, nutrizionista

Autore - Valerio Gamucci

Biologo nutrizionista Theia, esperto in integrazione e nutrizione sportiva.

FAQ

1. L’obesità aumenta il rischio di tumore della mammella in tutte le età?

No. L’associazione più solida riguarda la post-menopausa, dove l’evidenza è classificata come convincente. In pre-menopausa il rapporto è più complesso e non va semplificato in un messaggio unico.

2. Dimagrire dopo una diagnosi migliora sicuramente la sopravvivenza?

Non possiamo dirlo con certezza. Gli studi osservazionali suggeriscono un’associazione favorevole, ma i trial di dimagrimento non sono stati progettati per dimostrare un beneficio certo su recidiva o sopravvivenza. I vantaggi documentati riguardano soprattutto fitness e qualità di vita.

3. Durante le terapie oncologiche è sempre consigliato perdere peso?

No. In molte fasi la priorità è evitare ulteriori aumenti di peso, preservare la massa muscolare e garantire un apporto nutrizionale adeguato. Il dimagrimento va valutato caso per caso e sempre con supervisione clinica.

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