Nutrizione

Celiachia: cos’è, cosa si può mangiare e come si fa una diagnosi corretta

1. Cos’è davvero la celiachia?

La celiachia è una malattia immunomediata che si scatena quando una persona geneticamente predisposta consuma glutine, una proteina presente in grano, orzo, segale e nei loro derivati. In questi soggetti, il glutine danneggia la mucosa dell’intestino tenue, portando alla atrofia dei villi intestinali: strutture fondamentali per l’assorbimento dei nutrienti. I sintomi possono variare molto: alcune persone soffrono di disturbi intestinali (come diarrea, gonfiore, dolore addominale), altre di manifestazioni extra-intestinali come anemia, stanchezza o problemi cutanei. La diagnosi si basa su esami del sangue specifici (anticorpi anti-transglutaminasi, o tTG-IgA, e EMA) e, negli adulti, su una biopsia intestinale che confermi il danno ai villi. Fondamentale: gli esami vanno sempre fatti mentre si sta ancora mangiando glutine.

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2. Si può diagnosticare senza biopsia?

Nei bambini, in presenza di determinati criteri molto stringenti  come un valore di tTG-IgA superiore a 10 volte il limite normale, confermato dagli EMA  è possibile diagnosticare la celiachia senza biopsia, seguendo le linee guida ESPGHAN 2020. Negli adulti, invece, la biopsia resta ancora lo standard. Anche nel sospetto clinico forte, non si deve iniziare una dieta senza glutine “di prova” prima degli esami, perché potrebbe falsare i risultati.

3. Cosa si può mangiare in sicurezza?

Una volta diagnosticata, il trattamento della celiachia è semplice da descrivere, ma impegnativo da seguire: una dieta rigorosamente senza glutine, per tutta la vita. Fortunatamente, molti alimenti sono naturalmente privi di glutine: frutta, verdura, carne, pesce, uova, legumi, riso, mais, patate, quinoa, grano saraceno, miglio e amaranto sono tutti sicuri. Anche i latticini semplici, gli oli vegetali, la frutta secca e le bevande come acqua, vino e distillati puri sono consentiti. Un caso a parte è rappresentato dall’avena: se certificata senza glutine (cioè non contaminata), può essere tollerata dalla maggior parte dei pazienti, ma va introdotta con monitoraggio medico, perché una piccola percentuale risponde anche all’avenina, una proteina simile al glutine.

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4. Cosa invece va evitato (anche in piccole quantità)?

I celiaci devono evitare tutte le fonti di glutine, anche in tracce. Quindi grano, orzo, segale, farro, Kamut®, couscous, bulgur, malto ed estratti di malto vanno eliminati del tutto. Questo include la maggior parte di pane, pasta, biscotti, birre e prodotti da forno non etichettati come senza glutine. Tuttavia, ci sono sempre più alternative sicure, come pasta, farine, pane e dolci confezionati con il logo “senza glutine”: secondo la normativa UE, possono contenere al massimo 20 mg/kg di glutine, un livello considerato sicuro anche nel lungo periodo. Anche il cosiddetto amido di frumento deglutinato è consentito, ma solo se il prodotto è etichettato correttamente.

5. Contaminazioni: perché fare attenzione anche agli strumenti

Seguire la dieta gluten-free non significa solo leggere gli ingredienti: la contaminazione crociata è un rischio reale. Per esempio, tostare una fetta di pane senza glutine nello stesso tostapane usato per un panino comune può bastare a causare problemi. Lo stesso vale per olio di frittura usato per impanati, mestoli condivisi, piani di lavoro non ben puliti. Anche al ristorante o in mensa è importante chiedere con precisione gli ingredienti e le procedure usate, e affidarsi solo a locali che rispettano le regole sulla contaminazione.

Siamo alla fine… ma adesso?

Forse convivi da tempo con gonfiore, dolore o un intestino che non funziona come dovrebbe e dopo troppi esami ancora non hai risolto nulla.

Informarsi è importante, ma a volte non basta. Quando i sintomi restano nonostante gli esami negativi, serve un medico che li prenda sul serio e costruisca con te un percorso vero, non l'ennesima lista di cibi da evitare.

Il tuo caso merita qualcosa di più di un consiglio generico letto online: prenota una visita gastroenterologica con un medico Theia.

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6. Dopo la diagnosi: cosa fare nel tempo

Una volta diagnosticata, la celiachia va gestita nel lungo termine con controlli periodici. La sierologia (tTG-IgA) è utile, ma non sempre sufficiente a capire se l’intestino è guarito del tutto. In alcuni casi, soprattutto se ci sono dubbi sull’aderenza o sintomi persistenti, può essere necessario un nuovo esame endoscopico. Inoltre, è fondamentale monitorare eventuali carenze nutrizionali (ferro, vitamina D, B12, acido folico) e valutare la qualità della dieta, che deve essere variata ed equilibrata, nonostante le restrizioni. Il supporto di un nutrizionista specializzato è spesso decisivo per evitare errori e migliorare la qualità della vita.

Autore dell'articolo

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

FAQ

1. La celiachia è la stessa cosa dell’intolleranza al glutine?

No. La celiachia è una malattia immunomediata con basi genetiche e danno intestinale documentabile. L’intolleranza o sensibilità al glutine non celiaca è una condizione diversa, molto più controversa e priva di biomarcatori affidabili.

2. Posso togliere il glutine per vedere se sto meglio prima degli esami?

No. Eliminare il glutine prima della diagnosi può rendere negativi gli esami del sangue e la biopsia, compromettendo l’iter diagnostico. I test vanno sempre eseguiti mentre si consuma glutine.

3. Una volta diagnosticata, la celiachia guarisce?

No, ma si controlla molto bene. La celiachia non guarisce, ma seguendo una dieta senza glutine rigorosa l’intestino guarisce, i sintomi si risolvono e il rischio di complicanze si riduce drasticamente.

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Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici
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Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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