Nutrizione

Dieta carnivora: fa davvero bene o è solo una scorciatoia nutrizionale?

1. Introduzione

La cosiddetta dieta carnivora  basata quasi esclusivamente su carne, pesce, uova e talvolta latticini, con assenza o quasi di alimenti vegetali  viene spesso proposta per dimagrire, migliorare la glicemia o “ridurre l’infiammazione”. A differenza di pattern consolidati come la Mediterranea o la DASH, però, non è un modello alimentare studiato in modo robusto nel lungo periodo su esiti clinici rilevanti come infarti, tumori o mortalità. Oggi, quindi, rispondere alla domanda “fa bene?” significa muoversi tra plausibilità biologica ed evidenze indirette, non tra prove dirette e definitive.

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2.Cosa dicono le linee guida e i consensus

Sul fronte cardiovascolare, lo Scientific Statement 2021 dell’American Heart Association raccomanda pattern ricchi di alimenti vegetali, cereali integrali, legumi, frutta e verdura, e invita a limitare carni rosse, carni processate e grassi saturi. È un orientamento che va chiaramente in direzione opposta a una carnivora “classica”, che tende ad aumentare l’apporto di carne e spesso di grassi saturi.
Per la prevenzione oncologica, il World Cancer Research Fund raccomanda di limitare la carne rossa e consumare poca o nulla carne processata. In modo coerente, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tramite lo IARC, ha classificato le carni processate come cancerogene per l’uomo, con un’associazione solida con il carcinoma colorettale. Questo non significa che ogni porzione sia “veleno”, ma rende difficile definire salutare un pattern che tende ad aumentarne il consumo.
Sul diabete, gli Standards of Care 2026 dell’American Diabetes Association riconoscono che diversi pattern alimentari possono funzionare, inclusi approcci a carboidrati ridotti, ma insistono su qualità della dieta e adeguatezza nutrizionale. La dieta carnivora, come categoria, non è raccomandata; quando si parla di low-carb nelle linee guida, il riferimento è a modelli più bilanciati, non a uno zero-vegetali.

3. Cosa mostrano davvero le revisioni sistematiche

È fondamentale non confondere dieta carnivora con low-carb generica. Le evidenze migliori riguardano quest’ultima, non la prima.
Una meta-analisi pubblicata sul BMJ nel 2021, basata su trial randomizzati, mostra che a 6 mesi le diete low o very-low carb aumentano la probabilità di “remissione” del diabete tipo 2 rispetto ai controlli. Tuttavia, il vantaggio tende a ridursi entro 12 mesi, e l’aderenza emerge come limite cruciale. Questo suggerisce che ridurre i carboidrati può aiutare nel breve periodo, ma non dimostra che una carnivora sia superiore o sicura nel lungo termine.
Sul dimagrimento, una sintesi Cochrane del 2022 conclude che, a parità di calorie, le diete low-carb portano a poche o nessuna differenza rispetto a diete bilanciate, sia nel breve sia nel lungo periodo. In pratica, il motore principale resta il deficit energetico e la sostenibilità del modello, non l’eliminazione totale dei carboidrati.
Quando si guardano gli esiti di lungo periodo nelle coorti, emerge un segnale importante: una meta-analisi del 2023 suggerisce che i rischi di mortalità sono più bassi con un apporto di carboidrati moderato e che, quando i carboidrati vengono ridotti, conta da cosa vengono sostituiti. Le sostituzioni prevalentemente plant-based appaiono più favorevoli rispetto a quelle animal-based. Sono dati osservazionali, quindi non definitivi, ma coerenti nel mettere in discussione l’idea “più carne = meglio”.
Infine, una SR/MA su European Heart Journal del 2023 associa il consumo di carne rossa (processata e non) a un rischio più alto di malattie cardiovascolari e diabete. Anche qui parliamo di associazioni osservazionali, ma riproducibili e allineate con le raccomandazioni delle linee guida.

4. Sicurezza e contesti di cautela

Senza fare allarmismi, alcuni punti di attenzione emergono con chiarezza dalle linee guida e dall’evidenza indiretta. Una carnivora tende a ridurre drasticamente fibre e alimenti vegetali e ad aumentare grassi saturi, andando in direzione opposta alle raccomandazioni cardiovascolari. Se include carni processate, entra in conflitto diretto con le indicazioni di prevenzione oncologica.
Esistono poi contesti clinici in cui un pattern estremo e monotono è più problematico: persone con malattia renale cronica, ipercolesterolemia familiare, storia di malattia cardiovascolare, gotta o iperuricemia, gravidanza. In questi casi, non è una scelta “fai da te” e richiede, se mai considerata, supervisione clinica.

5. Conclusioni

Se per “fa bene” si intende dimagrire o migliorare la glicemia nel breve periodo, l’evidenza suggerisce che alcuni approcci low-carb possono funzionare per alcune persone. Questo, però, non equivale a dimostrare che una dieta carnivora stretta sia superiore o sicura.
Se per “fa bene” si intende salute a lungo termine, oggi non esistono prove solide a supporto della carnivora come scelta generale. Al contrario, le linee guida cardiovascolari, oncologiche e diabetologiche convergono su pattern ricchi di alimenti vegetali, fibre e con limitazione delle carni processate.
Per chi desidera restare su un approccio a carboidrati ridotti ma più allineato alle evidenze, una low-carb di tipo mediterraneo, personalizzata e monitorata, è in genere una scelta più difendibile dal punto di vista scientifico rispetto a un modello estremo e privo di vegetali.

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Valerio Gamucci, nutrizionista

Autore - Valerio Gamucci

Biologo nutrizionista Theia, esperto in integrazione e nutrizione sportiva.

FAQ

1. La dieta carnivora fa dimagrire?

Può favorire il dimagrimento nel breve periodo, soprattutto perché riduce l’introito calorico e i carboidrati, ma non è superiore ad altre diete ipocaloriche a parità di calorie.

2. È sicura per la salute cardiovascolare?

Non ci sono prove che lo sia. Le evidenze osservazionali e le linee guida suggeriscono che un’elevata assunzione di carni, soprattutto processate, sia associata a maggior rischio cardiovascolare.

3. Esiste un’alternativa più equilibrata alla carnivora?

Sì. Un approccio low-carb di tipo mediterraneo, con riduzione dei carboidrati raffinati ma mantenendo verdure, fibre e grassi insaturi, è più coerente con le evidenze disponibili.

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