
Quando si parla di dieta e fertilità il rischio è di promettere troppo o di alimentare false speranze.
Ad oggi, non esistono alimenti “magici” che garantiscono una gravidanza, ma sarebbe altrettanto scorretto dire che l’alimentazione non incida sulle probabilità, in base al contesto generale.
Le evidenze più solide suggeriscono che la dieta conta soprattutto come cornice metabolica: peso corporeo, qualità complessiva dell’alimentazione e stile di vita influenzano l’ovulazione, la qualità ovocitaria e spermatica e, in alcuni casi, anche gli esiti della procreazione medicalmente assistita.
L’American Society for Reproductive Medicine, nel Committee Opinion aggiornato nel 2022 su come ottimizzare la fertilità naturale, non propone diete specifiche miracolose. Sottolinea invece l’importanza di ottimizzare il BMI, ridurre alcol e fumo e mantenere uno stile di vita sano. La dieta è vista quindi come parte integrante di un contesto metabolico favorevole, non come intervento isolato.
Le linee guida internazionali 2023 sulla PCOS – una delle cause più frequenti di anovulazione – ribadiscono lo stesso concetto: la priorità è migliorare la qualità della dieta e la gestione del peso quando necessario. Ciò che conta è l’aderenza e l’impatto metabolico. Inoltre, migliorare l’insulino-resistenza e l’assetto ormonale può aumentare la probabilità di ovulazione spontanea.
Un intervento nutrizionale con evidenza rilevante in epoca pre-concezionale è invece la supplementazione di acido folico, raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2023 per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale. Questo non aumenta direttamente la fertilità, ma migliora la sicurezza della gravidanza ed è parte integrante della cura preconcezionale.
In sintesi, le linee guida concordano su un punto: la dieta è rilevante quando migliora la salute metabolica, regolarità ovulatoria e qualità complessiva dello stile di vita.
Una revisione sistematica con meta-analisi del 2023 ha valutato l’associazione tra aderenza alla dieta mediterranea e outcome di fertilità. Il quadro generale è favorevole: maggiore aderenza si associa a marker riproduttivi migliori e, in alcuni studi, a esiti più positivi.
Tuttavia, trattandosi prevalentemente di studi osservazionali, non è possibile dimostrare un rapporto causa-effetto con la stessa forza di un trial randomizzato. Inoltre, la definizione di “dieta mediterranea” e gli outcome analizzati variano tra gli studi analizzati.
Questo non significa che la dieta mediterranea “cura l’infertilità”, ma che rappresenta uno dei pattern alimentari più coerenti con un profilo metabolico favorevole alla funzione riproduttiva.

Una revisione Cochrane del 2021 sugli interventi preconcepimento nelle persone con infertilità suggerisce che lavorare sullo stile di vita è plausibilmente utile. Tuttavia, la fertilità dipende da molteplici fattori e servono studi ampi e ben disegnati per isolare l’effetto della singola modificazione alimentare.
In sintesi: ha senso intervenire su dieta, peso e abitudini, ma senza aspettarsi che una singola scelta alimentare ribalti completamente la situazione. Laddove sia necessario un trattamento ormonale o vi sia una infertilità non reversibile, i soli interventi sullo stile di vita non avranno grande utilità.

Nella PCOS e in presenza di insulino-resistenza, l’intervento su peso e qualità della dieta ha un razionale più forte perché può migliorare la regolarità ovulatoria e il profilo metabolico.
All’estremo opposto, sottopeso, restrizione alimentare eccessiva o elevato stress fisico possono ridurre la fertilità. Anche qui la soluzione non è di mangiare meno, ma ristabilire un equilibrio energetico adeguato.
La gestione deve sempre essere personalizzata, soprattutto in casi di percorsi di PMA o condizioni metaboliche complesse.
Se l’obiettivo è aumentare le probabilità di concepimento in modo sicuro e coerente con le evidenze migliori, l’approccio più solido è puntare a un pattern alimentare di alta qualità, come quello mediterraneo, riducendo alimenti ultraprocessati e zuccheri aggiunti e privilegiando alimenti vegetali, cereali integrali, olio d’oliva, pesce e frutta secca.
Se è presente sovrappeso, obesità o PCOS, migliorare la salute metabolica e, quando indicato, ridurre il peso in modo sostenibile è spesso la leva più efficace per favorire l’ovulazione e migliorare il contesto ormonale.
Evitare esclusioni drastiche senza diagnosi specifica aiuta a preservare varietà e aderenza ad un contesto alimentare sano.
Infine, integrare acido folico nel periodo preconcezionale è una scelta raccomandata con evidenza solida per la sicurezza della futura gravidanza.
La fertilità dipende da un equilibrio complesso, in cui la dieta è uno dei tasselli, ma non l’unico.
No. Le linee guida non raccomandano una dieta unica miracolosa. Conta la qualità complessiva dell’alimentazione e lo stato di salute metabolica.
Gli studi osservazionali mostrano associazioni favorevoli, ma non dimostrano un rapporto causa-effetto definitivo.
L’acido folico è raccomandato nel periodo preconcezionale per prevenire deficit del tubo neurale. Per altri integratori le evidenze sono meno solide.