Nutrizione

Dieta mima-digiuno: benefici, rischi e cosa dicono davvero le evidenze scientifiche

1. Dieta mima-digiuno: cosa sappiamo oggi dalle evidenze migliori

Negli ultimi anni, la cosiddetta Fasting Mimicking Diet (FMD)  o dieta “mima-digiuno”  ha attirato crescente attenzione per la sua capacità di attivare alcuni meccanismi fisiologici tipici del digiuno, senza però escludere del tutto l’apporto calorico. Nata da un filone di ricerca che parte dai modelli animali e approda oggi a trial clinici sull’uomo, la FMD è un protocollo nutrizionale ciclico: si tratta di 5 giorni consecutivi al mese in cui si segue una dieta molto ipocalorica, con pochissime proteine e una prevalenza di grassi insaturi.

A differenza del digiuno totale, la FMD fornisce una minima quantità di nutrienti: abbastanza per evitare carenze, ma sufficientemente bassa da innescare una risposta metabolica simile a quella osservata durante il digiuno prolungato. Questo equilibrio è stato descritto e testato in varie revisioni sistematiche e rappresenta la base concettuale su cui si fondano gli studi clinici più recenti.

gif

2. I benefici: tra segnali promettenti e risultati da confermare

Una delle più importanti revisioni sistematiche del 2025, che ha incluso esclusivamente studi randomizzati e controllati (RCT), ha analizzato l’effetto della FMD su diversi parametri cardiometabolici. I risultati? Dopo tre o più cicli di 5 giorni, la FMD sembra favorire una riduzione significativa dell’emoglobina glicata (HbA1c), dell’IGF-1 e della pressione arteriosa, sia sistolica che diastolica. Tuttavia, per altri biomarcatori (colesterolo, trigliceridi, infiammazione) i risultati sono meno uniformi. Gli autori della review sottolineano la presenza di una certa eterogeneità tra gli studi e la possibilità di bias di pubblicazione, invitando alla cautela in attesa di dati a lungo termine.

In un contesto più ampio, un’umbrella review pubblicata nel 2024 ha analizzato l’intero spettro delle diete a digiuno intermittente (di cui la FMD è una versione strutturata e periodica). Anche in questo caso, i benefici sembrano esserci: miglioramento del peso corporeo, della glicemia e di alcuni parametri lipidici. Tuttavia, se messi a confronto con una semplice restrizione calorica continua, i risultati non sono superiori e variano in base all’esito considerato.

3. Sicurezza: cosa dicono le linee guida ufficiali

Come per ogni approccio nutrizionale non convenzionale, la sicurezza è un punto chiave. Le linee guida dell’American Diabetes Association (ADA) per il 2025 non escludono l’uso del digiuno  anche in versione periodica  nei pazienti con diabete, purché venga effettuata una valutazione del rischio e si proceda con l’aggiustamento della terapia farmacologica. Questo è particolarmente importante per chi utilizza insulina o sulfaniluree, farmaci che aumentano il rischio di ipoglicemia durante la restrizione calorica. In più, nel caso dei SGLT2-inibitori (una classe di farmaci sempre più diffusa), bisogna fare attenzione alla possibile insorgenza di chetoacidosi euglicemica, specialmente se i carboidrati introdotti sono molto pochi.

Le indicazioni fornite per il Ramadan  che prevedono digiuni prolungati durante il giorno sono in parte sovrapponibili. La International Diabetes Federation (IDF), infatti, ha sviluppato delle linee guida pratiche con algoritmi per valutare il rischio individuale e pianificare l’aggiustamento delle terapie: principi che possono essere facilmente traslati anche a chi desidera seguire una FMD in sicurezza.

4. E in oncologia?

L’utilizzo della FMD come supporto alla terapia oncologica è uno degli ambiti più controversi. Alcuni piccoli studi hanno segnalato una buona tollerabilità e interessanti effetti secondari su alcuni parametri infiammatori o di tossicità da chemioterapia. Tuttavia, le linee guida ufficiali restano caute. Le ESPEN Guidelines sulla nutrizione clinica in oncologia, ad esempio, mettono al primo posto la prevenzione della malnutrizione e l’adeguatezza calorico-proteica durante i trattamenti. In questo contesto, il digiuno o i protocolli mima-digiuno non vengono raccomandati come standard di cura. La priorità, piuttosto, è assicurare che il paziente oncologico non perda peso né massa muscolare, due fattori strettamente legati alla sopravvivenza e alla risposta ai trattamenti.

5. Concretamente: quando ha senso considerarla

Alla luce delle evidenze attuali, la FMD può rappresentare una strategia da valutare in soggetti selezionati, con obiettivi specifici e ben monitorati. Ci sono segnali positivi sui marker cardiometabolici  soprattutto in chi è a rischio ma non ha ancora sviluppato complicanze ma questi risultati non sono però superiori a chi effettua una restrizione calorica classica. Va inoltre sottolineato che si tratta di un protocollo da usare in modo periodico, e non come dieta quotidiana. Inoltre, in presenza di terapie farmacologiche (soprattutto per diabete o ipertensione) è fondamentale coinvolgere il medico curante o un nutrizionista esperto in ambito clinico, per garantire aggiustamenti terapeutici mirati e un’adeguata educazione ai segni di ipoglicemia o chetoacidosi.

In oncologia, invece, il suo utilizzo non può essere considerato parte della pratica standard: al di fuori di contesti di ricerca, la priorità rimane fornire un supporto nutrizionale completo e sicuro.

Hai ancora dubbi?
Il tuo prossimo nutrizionista online è su Theia.
Prenota un incontro gratuito
Valerio Gamucci, nutrizionista

Autore - Valerio Gamucci

Biologo nutrizionista Theia, esperto in integrazione e nutrizione sportiva.

FAQ

1. La dieta mima-digiuno fa dimagrire più delle altre diete?

Non necessariamente. Può favorire una perdita di peso nel breve periodo, ma non è chiaramente superiore a una restrizione calorica tradizionale ben condotta.

2. È sicura per chi ha il diabete?

Può essere valutata solo in casi selezionati e con supervisione medica, soprattutto se si assumono insulina, sulfaniluree o SGLT2-inibitori, per il rischio di ipoglicemia o chetoacidosi.

3. La dieta mima-digiuno è utile in oncologia?

Al momento no. Le linee guida internazionali non la raccomandano come standard, perché la priorità nei pazienti oncologici è mantenere un adeguato apporto calorico e proteico.

Indice dell'articolo

Leggi anche

Condizioni che trattiamo

Avvia la chat
1
💬 Hai bisogno di info?
Ciao 👋🏼
Come possiamo aiutarti?