Nutrizione

Integratori per il sonno: quali funzionano davvero e quando hanno senso

1. Efficacia degli integratori: Limiti dell'evidenza scientifica vs marketing

Quando si parla di sonno, termini come “insonnia” e “sonno leggero” vengono spesso usati come sinonimi, ma nella pratica clinica descrivono situazioni molto diverse. In alcuni casi il problema è legato allo stress o a periodi di iperattivazione mentale; in altri a un disallineamento dell’orologio biologico, come accade con orari irregolari o jet lag. Non vanno poi dimenticate condizioni specifiche come le apnee del sonno, la sindrome delle gambe senza riposo o l’effetto di alcuni farmaci.

In questo contesto, gli integratori per il sonno attirano molta attenzione perché sembrano una soluzione semplice e “naturale”. Il punto è che l’evidenza scientifica è decisamente più prudente rispetto a quanto suggeriscano marketing e passaparola: in alcuni scenari possono avere un ruolo, in altri no, e confondere le due cose rischia di far perdere tempo o di mascherare problemi diversi.

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2. Melatonina e Valeriana: utili o inutili? Le linee guide fanno chiarezza

Le raccomandazioni più autorevoli sul tema arrivano dall’American Academy of Sleep Medicine. Nella linea guida del 2021 dedicata ai trattamenti comportamentali dell’insonnia, la CBT-I  la terapia cognitivo-comportamentale specifica per l’insonnia  viene indicata come trattamento di prima linea. Il motivo è semplice: è l’intervento con il miglior equilibrio tra efficacia e sicurezza nel lungo periodo, e i benefici tendono a mantenersi anche dopo la fine del trattamento.

Quando si guarda invece alla linea guida AASM del 2017 sul trattamento farmacologico dell’insonnia cronica, il messaggio sugli integratori più diffusi è piuttosto chiaro. Melatonina, valeriana e triptofano non vengono raccomandati per il trattamento dell’insonnia di addormentamento o di mantenimento negli adulti. Si tratta di raccomandazioni definite “deboli”, ma il senso è orientativo: l’evidenza disponibile non giustifica il loro uso routinario per questo problema.

Esiste però un’importante eccezione, che aiuta a capire perché spesso si crea confusione. Nei disturbi del ritmo circadiano, come la fase del sonno ritardata o il disturbo non-24 ore nei non vedenti, la stessa AASM, in un documento del 2015, riconosce alla melatonina un possibile ruolo terapeutico se usata in modo strategico e con un timing corretto. In altre parole, la melatonina ha senso quando il problema è l’orologio biologico, molto meno quando si parla di insonnia cronica “classica”.

3. Revisioni Sistematiche e Meta-analisi: Lo stato dell'Arte della ricerca

Anche qui è utile distinguere per sostanza, evitando generalizzazioni.

Per quanto riguarda la melatonina, le revisioni più recenti sull’insonnia cronica dell’adulto non mostrano benefici solidi e consistenti, in linea con la posizione prudente della linea guida AASM del 2017. Il quadro cambia nel jet lag: una revisione Cochrane, spesso citata, conclude che la melatonina può ridurre i sintomi e che l’uso occasionale a breve termine è generalmente sicuro. In questo caso l’indicazione è più convincente proprio perché il disturbo è circadiano.

Il magnesio è un altro integratore molto popolare. Una revisione sistematica del 2023 segnala che negli studi osservazionali esiste un’associazione tra stato o apporto di magnesio e qualità del sonno. Tuttavia, quando si guardano gli studi randomizzati sugli integratori, i risultati diventano incerti e piuttosto eterogenei. Una revisione del 2021 focalizzata sugli anziani con insonnia suggerisce che qualche segnale positivo dagli studi clinici esiste, ma sottolinea anche che la qualità metodologica non è sufficiente per raccomandazioni forti.

Per la L-teanina, una revisione sistematica del 2025 indica un possibile miglioramento di alcuni parametri del sonno, soprattutto legati al rilassamento e alla riduzione dell’iperattivazione serale. Anche qui, però, il numero di studi è limitato e le misure usate sono variabili: si tratta di un’opzione interessante, non di una soluzione definitiva.

Valeriana, triptofano e altri “classici” restano i più controversi. Nonostante l’esistenza di alcune revisioni, la linea guida AASM del 2017 arriva a una conclusione netta: i benefici sono poco consistenti e l’evidenza non è abbastanza solida da supportarne l’uso per l’insonnia.

4. L'Equivoco del "Naturale": Perché sicuro non significa Innocuo

Un principio generale aiuta a orientarsi: quando l’insonnia è persistente, si accompagna a forte sonnolenza diurna, a sospetto di apnee, a sindrome delle gambe senza riposo, a disturbi dell’umore importanti o all’uso combinato di sedativi e alcol, l’integratore rischia di essere solo un cerotto. In questi casi è più sicuro e più utile un inquadramento clinico.

Dal punto di vista pratico, alcuni aspetti di sicurezza vengono spesso sottovalutati. La melatonina, ad esempio, può causare sonnolenza residua in alcune persone e richiede cautela se si deve guidare presto al mattino; va valutata con attenzione in gravidanza e allattamento e può interagire con farmaci sedativi o terapie che modulano il sistema immunitario. Il magnesio non andrebbe assunto in autonomia in presenza di insufficienza renale e può interferire con l’assorbimento di alcuni farmaci, come antibiotici o levotiroxina, se assunto troppo vicino. La L-teanina è in genere ben tollerata, ma è prudente fare attenzione se si assumono farmaci sedativi o antipertensivi, per possibili effetti additivi.

5. La soluzione spesso non è in pillole

Se si prova a sintetizzare tutto questo in modo rigoroso ma utile, il primo discrimine è capire qual è il problema di base. Quando il disturbo riguarda soprattutto l’orologio biologico, come nel jet lag o nella fase del sonno ritardata, la melatonina è l’integratore con il razionale più solido, a patto che venga usata nel momento giusto e non a dosaggi casuali.

Se invece si parla di insonnia cronica “classica”, la prima scelta resta la CBT-I, anche in formato digitale o strutturato. È la raccomandazione più forte e coerente delle linee guida. In questo scenario, l’evidenza non supporta l’uso sistematico di melatonina, valeriana o triptofano.

Per chi desidera comunque provare un integratore con aspettative realistiche, il magnesio può avere senso soprattutto in presenza di un apporto dietetico basso o di condizioni che aumentano il rischio di carenza, sapendo però che l’effetto medio atteso è modesto e non universale. La L-teanina può essere interessante se il problema principale è l’iperattivazione mentale serale, ma anche in questo caso l’evidenza è in fase di consolidamento.

Il messaggio finale è volutamente sobrio: gli integratori possono aiutare in situazioni specifiche, ma raramente sono la soluzione centrale. Capire che tipo di disturbo del sonno si ha è molto più importante che scegliere “il prodotto giusto”.

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Valerio Gamucci, nutrizionista

Autore - Valerio Gamucci

Biologo nutrizionista Theia, esperto in integrazione e nutrizione sportiva.

FAQ

1. La melatonina aiuta davvero a dormire meglio?

Dipende dal problema. È utile soprattutto nei disturbi del ritmo circadiano (come jet lag o fase del sonno ritardata). Nell’insonnia cronica dell’adulto, l’evidenza non supporta un beneficio clinicamente rilevante.

2. Qual è l’integratore più efficace per l’insonnia?

Nessuno è considerato trattamento di prima linea. Per l’insonnia cronica, le linee guida raccomandano la CBT-I; gli integratori possono avere un ruolo solo complementare e in casi selezionati.

3 . Il magnesio o la L-teanina sono sicuri?

In generale sì, ma vanno usati con cautela in presenza di alcune condizioni o terapie. Il magnesio va evitato in insufficienza renale e distanziato da alcuni farmaci; la L-teanina può avere effetti additivi con sedativi o antipertensivi.

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