Nutrizione

Menopausa: sintomi, terapia ormonale e prevenzione. Cosa dicono davvero le linee guida

1. Cos’è la menopausa: non solo vampate di calore

In medicina, per “menopausa” si intende quella fase fisiologica della vita femminile che segna la fine definitiva delle mestruazioni e della capacità riproduttiva: la diagnosi arriva dopo 12 mesi consecutivi senza mestruazioni, se non ci sono altre cause che lo spiegano. 

Il periodo di transizione, con cicli irregolari e sintomi fluttuanti, si chiama perimenopausa ed è spesso la fase più “rumorosa” dal punto di vista dei disturbi. 

Esiste poi un capitolo a parte, più delicato, che è l’insufficienza ovarica precoce (menopausa “prima del tempo”), che richiede un inquadramento dedicato.

Dal punto di vista clinico la menopausa non è una malattia, ma un passaggio fisiologico; però può diventare un problema di salute quando i sintomi sono rilevanti o quando, nel tempo, cambiano alcune traiettorie di rischio, soprattutto per le ossa e  per il profilo cardiometabolico.

Qui la differenza la fa un approccio realistico: trattare i sintomi in modo efficace e, parallelamente, investire sulla prevenzione che funziona davvero.

Menopausa

2. Vampate e sudorazioni notturne: cosa funziona davvero secondo le linee guida

Sulle vampate (e sulle sudorazioni notturne) le società scientifiche non hanno molti dubbi: la terapia ormonale resta, in media, il trattamento più efficace

Lo stesso documento sottolinea anche un concetto che spesso viene semplificato: rischi e benefici non sono “uguali per tutte”, ma dipendono da età, tempo dall’ultima mestruazione, tipo di terapia, via di somministrazione e dalla necessità o meno di associare un progestinico (se l’utero è presente).

Nelle donne sane sotto i 60 anni o entro circa 10 anni dall’inizio della menopausa, il bilancio rischio-beneficio tende ad essere più favorevole quando non ci sono controindicazioni: è la cosiddetta “finestra” in cui, in generale, l’uso della terapia ormonale è ragionevole perché i sintomi diventano impattanti sulla qualità di vita.

Anche NICE (National Institute for Health and Care Excellence) nell’aggiornamento (ultima revisione 7 novembre 2024), va nella stessa direzione: la terapia ormonale va proposta come opzione per i sintomi, con decisione condivisa e personalizzazione; e in molte situazioni la via transdermica (cerotti/gel) è preferibile quando l’obiettivo è ridurre alcuni rischi tromboembolici rispetto ai farmaci orali.

Se la terapia ormonale non è indicata o non è desiderata, esistono alternative non ormonali con evidenza solida: tra le opzioni prescrivibili, alcune classi di antidepressivi, gabapentin, ossibutinina e i farmaci che agiscono sui recettori NK3.

Menopausa e vampate di calore

3. Secchezza vaginale, dolore nei rapporti e disturbi urinari

Molte persone si rassegnano alla secchezza vaginale o al dolore nei rapporti come se fosse una condizione inevitabile.

In realtà, per il cosiddetto genitourinary syndrome of menopause (GSM) esistono trattamenti spesso molto efficaci, e le linee guida concordano nel considerare appropriato un approccio progressivo: da idratanti/lubrificanti fino, quando indicato, a terapie locali (inclusi estrogeni vaginali) che possono essere usate anche a lungo con valutazione clinica.

Qui la differenza la fa anche il timing: intervenire prima, quando il problema è ancora reversibile, tende a migliorare qualità di vita e l’aderenza. 

4. Nutrizione e prevenzione: non esiste la “dieta della menopausa”

Uno dei temi più discussi in nutrizione e menopausa riguarda il consumo degli isoflavoni.

Gli isoflavoni della soia (genisteina, daidzeina, ecc.) sono fitoestrogeni: molecole vegetali che somigliano agli estrogeni e possono legarsi ai recettori estrogenici, ma in modo molto più debole rispetto agli estrogeni “veri” o alla terapia ormonale. In pratica, vengono percepiti come una possibile “via di mezzo” tra niente e terapia ormonale.

L’ evidenza è chiara e un po’ anticlimatica: una meta-analisi del 2024 conclude che, in media, gli isoflavoni non migliorano in modo significativo i sintomi complessivi e segnala criticità metodologiche (incluso rischio di conflitti d’interesse). 

Una meta-analisi del 2025 trova invece un effetto modesto sul punteggio dei sintomi (Hedges’ g circa −0,25): significa che per alcune persone può essere percepibile, ma non è il tipo di beneficio che ci aspettiamo da una terapia efficace.

L’obiettivo della nutrizione in menopausa, però, non è “spegnere le vampate” ma è la prevenzione

Sul fronte osseo, la perdita di estrogeni accelera la perdita di massa ossea e aumenta il rischio di osteoporosi e fratture nel tempo. Le linee guida cliniche sull’osteoporosi ricordano che, quando il rischio è alto, la prevenzione vera include la valutazione del rischio e, se necessario, terapia farmacologica.

L’obiettivo è quindi agire in modo preventivo tramite una corretta alimentazione e delle sane abitudini di vita.

Qui entra in gioco il tema, spesso confuso, di calcio e vitamina D

NOGG 2024 raccomanda un apporto adeguato di calcio (con target minimo di riferimento, preferendo la dieta) e vitamina D, con supplementazione soprattutto quando c’è rischio o insufficienza. 

Menopausa, terapia ormonale e fratture
La terapia ormonale è associata ad un minor rischio di esperienzare fratture da fragilità - NICE 2023

5. Menopausa e allenamento

Infine c’è il capitolo peso e massa muscolare: durante la transizione menopausale è comune accumulare più grasso viscerale e più difficoltà a mantenere massa magra. 

La risposta nutrizionale non è una dieta estrema, ma un’alimentazione varia, sana, ricca di nutrienti, con proteine adeguate e qualità dei carboidrati/fibre, in un percorso sostenibile

A questa, associare il resistance training (allenamento di forza con pesi, macchine o corpo libero) diventa una delle strategie più efficaci per proteggere salute e autonomia funzionale nel tempo. 

Con il calo degli estrogeni aumenta la tendenza a perdere massa e forza muscolare e, in parallelo, l’osso può diventare più fragile: allenare la forza contrasta la sarcopenia e dà allo scheletro lo stimolo meccanico di cui ha bisogno per mantenere (e in parte recuperare) densità e qualità ossea, soprattutto a livello di anca e colonna. 

In pratica, più muscolo significa più stabilità e meno cadute; più forza e carichi ben dosati significano ossa più “allenate” e un rischio più basso di fratture da fragilità, la vera complicanza clinica dell’osteoporosi.

Le linee guida insistono su questo perché il vero rischio è oscillare tra restrizioni aggressive e abbandono, perdendo proprio ciò che vogliamo proteggere: forza, aderenza e salute cardiometabolica.

Hai ancora dubbi?
Prenota una visita con un endocrinologo online Theia.
Scopri di più
Andrea Ferri, nutrizionista

Luca Franciosi

Biologo nutrizionista e Personal Trainer Theia

FAQ

La terapia ormonale in menopausa è pericolosa?

No. Rischi e benefici dipendono da età, tempo dall’inizio della menopausa, tipo e via di somministrazione e condizioni individuali. In molte donne sane sotto i 60 anni o entro 10 anni dalla menopausa il bilancio può essere favorevole.

Se non posso o non voglio fare la terapia ormonale, devo convivere con i sintomi?

No. Le linee guida riconoscono opzioni non ormonali efficaci, come alcuni farmaci usati anche in altri contesti clinici, che possono ridurre i sintomi vasomotori.

La dieta o i fitoestrogeni risolvono le vampate?

In genere no. Gli isoflavoni possono avere un effetto lieve in alcune persone, ma non paragonabile alle terapie farmacologiche. La nutrizione è invece fondamentale per la prevenzione a lungo termine.

Indice dell'articolo

Leggi anche

Condizioni che trattiamo

No items found.
Avvia la chat
1
💬 Hai bisogno di info?
Ciao 👋🏼
Come possiamo aiutarti?