Nutrizione

Nuova piramide alimentare USA 2025–2030: cosa cambia davvero!

1. Nuova “piramide” alimentare statunitense: cambia davvero tutto? 

Quando negli Stati Uniti cambiano le raccomandazioni ufficiali sull’alimentazione, non è solo una questione di grafica o di slogan. Le Dietary Guidelines for Americans orientano concretamente le mense scolastiche, i programmi federali come SNAP e WIC, l’educazione alimentare e una parte rilevante della comunicazione sanitaria. In altre parole, influenzano il modo in cui milioni di persone vengono indirizzate a mangiare. Per questo, ogni cambio di impostazione merita di essere letto con attenzione, al di là dei titoli semplificati.

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2. Dalla MyPlate al ritorno della “piramide”: cambia soprattutto il messaggio

Nelle linee guida 2020–2025, il riferimento visivo e concettuale era MyPlate, il piatto diviso in gruppi alimentari. Il messaggio era centrato sui pattern complessivi: varietà, proporzioni tra gruppi, attenzione a zuccheri aggiunti, grassi saturi, sodio e alcol. L’idea di fondo era che non contasse il singolo alimento, ma l’insieme della dieta nel tempo.

Con le Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, il documento diventa molto più essenziale e sposta l’asse comunicativo su un messaggio-ombrello: mangiare cibo vero e ridurre in modo deciso gli alimenti altamente processati. In questo contesto viene dichiarato esplicitamente il ritorno alla logica della “piramide” come strumento educativo, anche se graficamente non si tratta di una piramide classica ma di una rappresentazione per livelli e gruppi. Il cambio non è tanto estetico quanto narrativo: meno regole astratte, più indicazioni percepite come immediate.

3. Più enfasi sulle proteine, in modo più diretto

Un’altra differenza evidente riguarda le proteine. Nelle linee guida 2020–2025 le protein foods erano inserite nel quadro generale dei pattern salutari, con enfasi sulla varietà delle fonti (carne, pesce, uova, legumi, frutta secca) e senza una forte insistenza quantitativa.

Nel documento 2025–2030, invece, il messaggio diventa più esplicito: le proteine dovrebbero essere presenti a ogni pasto, e viene persino proposto un range quantitativo espresso in grammi per chilogrammo di peso corporeo come obiettivo generale. È un cambio di tono importante: si passa da un approccio descrittivo a uno più prescrittivo, pensato per essere facilmente traducibile nella pratica quotidiana.

Questo tipo di indicazione, però, non è neutra per tutti. In ambito clinico resta fondamentale ricordare che esistono condizioni  come la malattia renale cronica o alcune situazioni di fragilità in cui l’apporto proteico va personalizzato.

4. Latticini: dal “low-fat” ai prodotti interi

Uno dei punti che ha fatto più discutere riguarda i latticini. Nelle linee guida 2020–2025, all’interno del pattern “healthy U.S.-style”, l’indicazione era chiaramente orientata verso latticini senza grassi o a basso contenuto di grassi, con apertura alle alternative vegetali fortificate.

Nel documento 2025–2030, invece, nella sezione dedicata ai latticini compare in modo esplicito l’invito a consumare latticini interi (full-fat), purché senza zuccheri aggiunti. È un cambiamento netto nella comunicazione, che riflette un diverso bilanciamento tra riduzione dei saturi e qualità complessiva dell’alimento. Non significa che il limite ai grassi saturi sia stato eliminato, ma che l’attenzione viene spostata maggiormente sul grado di trasformazione e sugli zuccheri aggiunti.

5. Grassi: restano i limiti, ma cambiano gli esempi

Anche il capitolo sui grassi mantiene una continuità di fondo, ma con un linguaggio più permissivo. Le linee guida 2020–2025 parlavano soprattutto di oils, cioè oli vegetali e grassi naturalmente presenti negli alimenti, ribadendo il limite classico dei grassi saturi.

Nel documento 2025–2030, nella sezione dedicata ai “healthy fats”, compaiono esempi più ampi: oltre all’olio d’oliva vengono citati anche burro e beef tallow. Nello stesso contesto, però, viene ribadito che i grassi saturi dovrebbero rimanere sotto il 10% delle calorie totali. Il risultato è un messaggio potenzialmente ambiguo: più libertà sugli esempi, ma con paletti quantitativi invariati. La coerenza pratica dipende quindi molto da frequenza e quantità reali di consumo.

6. Zuccheri aggiunti: meno percentuali, più regole “immediate”

Un altro cambiamento interessante riguarda gli zuccheri aggiunti. Nelle linee guida 2020–2025 il riferimento era chiaro e “di sistema”: meno del 10% delle calorie giornaliere dai 2 anni in su, e zero zuccheri aggiunti sotto i 2 anni.

Le linee guida 2025–2030 mantengono il messaggio di fondo  nessuna quantità di zuccheri aggiunti è raccomandata  ma introducono una metrica diversa, più concreta: un singolo pasto non dovrebbe contenere più di circa 10 grammi di zuccheri aggiunti, con esempi simili anche per gli snack. È un cambio di strategia comunicativa, pensato per essere più comprensibile a chi non ragiona in percentuali caloriche.

7. Una lettura complessiva: cosa cambia davvero

Se si mettono insieme tutti questi elementi, il cambiamento principale non è tanto nei numeri quanto nella narrazione. Le Dietary Guidelines for Americans 2025–2030 spostano l’attenzione su cibo poco processato, semplificano il linguaggio, rendono più esplicite alcune scelte (più proteine, latticini interi) e mantengono comunque diversi paletti storici, come il limite ai grassi saturi.

Il rischio, come sempre, è che messaggi pensati per la popolazione generale vengano applicati in modo rigido a contesti clinici che richiedono personalizzazione. Il vantaggio è una comunicazione più immediata, che cerca di parlare a chi non legge linee guida ma vive di scelte quotidiane.

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Valerio Gamucci, nutrizionista

Autore - Valerio Gamucci

Biologo nutrizionista Theia, esperto in integrazione e nutrizione sportiva.

FAQ

1. Le nuove linee guida USA eliminano MyPlate?

Non formalmente, ma ne riducono il ruolo centrale. La “piramide” torna come metafora educativa perché percepita come più immediata per il pubblico generale.

2. I grassi saturi sono stati liberalizzati?

No. Il limite <10% delle calorie resta. Cambia però il linguaggio: vengono citati esempi più ampi (come latticini interi o alcuni grassi animali), lasciando maggiore responsabilità a frequenza e quantità.

3 . Questo approccio è valido anche in ambito clinico?

Solo in parte. Le linee guida sono pensate per la popolazione generale. In contesti clinici (malattia renale, diabete, rischio cardiovascolare elevato) la personalizzazione resta fondamentale.

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