Nutrizione

Tiroidite di Hashimoto: quando serve davvero la terapia e cosa dicono le linee guida

1. Cos’è Hashimoto e perché non basta controllare solo gli anticorpi

La tiroidite di Hashimoto è una tiroidite autoimmune: il sistema immunitario genera una risposta infiammatoria cronica contro la tiroide, producendo degli auto-anticorpi che vanno proprio a colpire la tiroide, causandone un malfunzionamento. 

Gli autoanticorpi più tipici sono gli anti-TPO e anti-tireoglobulina e vengono spesso utilizzati come markers diagnostici.

Nella pratica contano però anche altri fattori, non solo il livello di questi anticorpi:

a. Funzionalità tiroidea (TSH e FT4): è ciò che dice se la tiroide sta lavorando bene o no.

b. Contesto clinico (sintomi, età, rischio cardiovascolare, gravidanza/desiderio di gravidanza).

c. Diagnostica di immagine quando serve (ecografia, ecocolordoppler), ad esempio in caso di gozzo, noduli o dubbi diagnostici.

Nel tempo, l’infiammazione può ridurre la capacità della tiroide di produrre ormoni: si può passare da una fase eutiroidea a un ipotiroidismo subclinico (TSH alto, FT4 normale) fino a un ipotiroidismo conclamato (TSH alto e FT4 basso).

2. Sintomi e rischio cardiometabolico: cosa aspettarsi davvero

Quando si parla di sintomi, vale la pena essere onesti: la relazione tra “un TSH un po’ alto” e “sintomi accertati” non è perfetta. 

Le linee guida insistono proprio su questo, perché molti sintomi sono comuni e generalmente aspecifici (stanchezza, rallentamento, pelle secca, stipsi, freddolosità). 

Anche l’aumento di peso, quando c’è, è spesso modesto nella fase iniziale e può dipendere in parte da ritenzione/edema o da un contesto energetico sbilanciato piuttosto che da una alterata funzionalità tiroidea.

Il tema diventa più netto sul piano cardiometabolico: l’ipotiroidismo, soprattutto se non trattato, si associa frequentemente a un peggioramento del profilo lipidico

Per questo, quando l’ipotiroidismo è accertato, normalizzare la funzione tiroidea con una terapia sostitutiva è necessaria per ridurre il rischio cardiovascolare.

3. Fertilità e gravidanza: perché qui le soglie cambiano

La tiroide in gravidanza è un capitolo a parte. 

Le linee guida ATA 2017 dedicano indicazioni specifiche a diagnosi, trattamento e monitoraggio della disfunzione tiroidea in gravidanza e postpartum, proprio perché anche alterazioni “lievi” possono avere un peso maggiore rispetto alla popolazione generale.

In pratica, due concetti guidano le scelte:

a. la necessità di target e monitoraggi più stringenti, spesso modulati per trimestre, con la valutazione aggiuntiva di un endocrinologo.

b. l’importanza di considerare il quadro complessivo (TSH/FT4, presenza di autoanticorpi, storia clinica e rischio), soprattutto quando si parla di subclinico o di ricerca di gravidanza.

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Ipotesi dell'ipotiroidismo gestazionale - Understanding the Pathogenesis of Gestational Hypothyroidism

In questa fase, pertanto, è necessario un controllo clinico più stringente e proattivo.

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4. Terapie: cosa è standard e cosa no 

Le linee guida ATA 2014 sono molto chiare: la levotiroxina è la terapia di riferimento per l’ipotiroidismo. Quando l’ipotiroidismo è conclamato (TSH alto + FT4 basso), l’indicazione alla terapia è in genere diretta. 

Nel subclinico, invece, la decisione va personalizzata sulla base della funzionalità tiroidea.

La linea guida ETA 2013 propone una distinzione pratica utile: 

TSH 4–10 mU/L = livello subclinico

TSH >10 mU/L = livello severo. 

Nel range subclinico, si tengono in considerazione età, sintomi, presenza di anticorpi, rischio cardiovascolare e contesto generale (ad esempio gravidanza/desiderio di gravidanza). 

Oltre al valore del TSH, va associato il valore del FT4 per determinare se si tratta di ipotiroidismo accertato. In questo caso il valore del FT4 sarà basso.

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LT3, combinazioni e “estratti tiroidei”

ATA 2014 e il consensus ATA/BTA/ETA 2021 ribadiscono che l’uso routinario di combinazioni LT4/LT3 o estratti tiroidei non è supportato da prove solide. Se mai si considera un “trial” di combinazione, va fatto in casi selezionati, con criteri chiari, monitoraggio, e senza improvvisazioni. Ad oggi, la terapia con LT4 rappresenta lo standard.

Hashimoto tossica o Hashitossicosi

In alcune fasi, soprattutto all’esordio o durante un’infiammazione più intensa, può comparire una fase transitoria di tireotossicosi (ormoni alti per rilascio da tiroide infiammata). 

La gestione è tipicamente sintomatica (ad esempio beta-bloccanti), e solitamente non si considera l’uso di farmaci inibenti della funzionalità tiroidea.

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5. Conclusioni

Hashimoto è clinicamente importante perché può evolvere verso l’ipotiroidismo.

In caso di ipotiroidismo, vengono alterate le funzionalità fisiologiche del corpo come il metabolismo lipidico e la capacità riproduttiva, con possibili ripercussioni sulla fertilità. 

La terapia efficace, quando indicata, è la levotiroxina; nel subclinico si decide caso per caso: si valuta TSH, anticorpi, sintomi, età e rischio cardiovascolare. 

In pratica, la gestione migliore nasce da due scelte: inquadrare bene lo stato funzionale della tiroide e applicare una terapia semplice ma fatta bene, con follow-up adeguato al contesto (soprattutto in gravidanza).

Ritratto del Dott. Gianluca Citino

Autore dell'articolo

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

FAQ

Se ho Hashimoto devo iniziare subito la terapia?

No. La terapia non dipende unicamente dalla presenza degli anticorpi, ma dalla funzione tiroidea e dal contesto clinico. Molte persone con Hashimoto restano eutiroidee per anni senza necessità di trattamento farmacologico.

La levotiroxina va presa anche nell’ipotiroidismo subclinico?

Dipende. Nel subclinico la decisione è personalizzata e tiene conto di TSH, età, sintomi, anticorpi, rischio cardiovascolare e situazioni particolari come gravidanza o desiderio di gravidanza.

Le terapie combinate o gli estratti tiroidei sono migliori?

No. Le linee guida internazionali non supportano l’uso routinario di LT3, combinazioni o estratti tiroidei perché non hanno mostrato benefici clinici costanti rispetto alla sola levotiroxina.

Ritratto del Dott. Gianluca Citino

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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