Persona che osserva diversi test intestinali con apparato digerente in trasparenza
Gastroenterologia

Disbiosi intestinale: diagnosi, test e cure utili

1. Che cosa significa davvero disbiosi intestinale?

La disbiosi intestinale descrive un’alterazione del microbiota, ma oggi non identifica una malattia con criteri diagnostici condivisi. È un concetto utile soprattutto nella ricerca, molto meno come etichetta clinica da applicare a una singola persona.

Il problema è che non esiste una composizione unica del microbiota sano. Età, alimentazione, farmaci, area geografica, velocità del transito intestinale e modalità di raccolta del campione possono modificare ciò che viene rilevato. Un batterio più o meno abbondante rispetto alla media di un laboratorio, quindi, non dimostra automaticamente una patologia.

Nel consenso internazionale del 2025, elaborato da 69 esperti di 18 Paesi, il 90% del panel ha ritenuto insufficienti le prove per raccomandare diffusamente i test del microbioma nella pratica clinica. La stessa percentuale ha concordato che non esistono basi adeguate per inserire nei referti un generico indice di disbiosi o per fissare rigidi intervalli sani di abbondanza delle specie.

Anche il consenso ISAPP sulla salute intestinale invita a concentrarsi sulla funzione gastrointestinale, sull’assenza di malattia attiva e sull’impatto dei sintomi sulla qualità di vita. In altre parole, un punteggio microbiologico non sostituisce la valutazione della persona.

2. Qual è il test più affidabile per la disbiosi?

Non esiste un test considerato affidabile per diagnosticare la disbiosi intestinale in senso generale. Analisi fecali, sequenziamento del microbioma, esami urinari e breath test misurano fenomeni diversi e non sono intercambiabili.

Confronto tra test fecale del microbiota, test urinario, breath test ed esami mirati
I test disponibili rispondono a quesiti diversi: nessuno diagnostica una generica disbiosi intestinale.

La difficoltà non è soltanto teorica. Uno studio sperimentale del 2026 ha inviato a 7 servizi commerciali tre aliquote dello stesso materiale fecale standardizzato, per un totale di 21 kit. Sono emerse discrepanze importanti sia tra aziende sia tra repliche della stessa azienda; la variabilità tra fornitori era della stessa scala di quella biologica osservata tra donatori.

Lo studio non dimostra che ogni laboratorio restituisca risultati inutili. Mostra però che la standardizzazione non è ancora sufficiente per trasformare con sicurezza una fotografia del campione in diagnosi, dieta personalizzata o terapia.

3. Il test delle urine con indicano e scatolo è attendibile?

Non ci sono prove primarie sufficienti per usare indicano e scatolo urinari come diagnosi di disbiosi intestinale. Il consenso internazionale sui test del microbioma non raccomanda nella pratica clinica l’analisi metabolomica dei biofluidi usata come surrogato del microbioma.

Il limite è importante: trovare un metabolita nelle urine non consente, da solo, di stabilire quale tratto intestinale sia alterato, quale microrganismo ne sia responsabile o quale trattamento serva. Nel dossier scientifico non è stata individuata una fonte primaria che dimostri sensibilità, specificità o utilità clinica di indicano e scatolo per una generica disbiosi.

Di conseguenza, un referto alterato non dovrebbe generare automaticamente una dieta restrittiva, una combinazione di integratori o una terapia antibiotica. Se esistono gonfiore, dolore, diarrea o stipsi, il punto di partenza resta la ricostruzione del quadro clinico, non il tentativo di normalizzare due metaboliti urinari.

Vuoi parlarne con un medico? Prenota una visita con un gastroenterologo Theia.
  • Online, da dove vuoi.
    Prima visita 119,90 euro *visite di controllo a 89,90 euro
  • Medico esperto in colon irritabile e disturbi funzionali dell'apparato digerente
  • Aggiungi l'intervento nutrizionale online Terapia e dieta costruite insieme, nello stesso team
Prenota la visita gastroenterologica

4. Disbiosi e SIBO sono la stessa cosa?

No: SIBO e disbiosi non sono sinonimi. La disbiosi è una descrizione generica di cambiamenti del microbiota; la SIBO indica una sospetta sovracrescita microbica nell’intestino tenue e viene valutata in contesti clinici selezionati.

Le linee guida dell’American College of Gastroenterology suggeriscono breath test al glucosio o al lattulosio in alcuni pazienti sintomatici, ma classificano la qualità dell’evidenza come molto bassa. Nei pazienti con stipsi può essere considerata la ricerca del metano per una possibile intestinal methanogen overgrowth.

Il breath test, quindi, non diagnostica la disbiosi generale e non è uno screening da proporre a chiunque abbia gonfiore. Anche quando viene formulato un sospetto di SIBO, risultato del test, sintomi e contesto clinico devono essere interpretati insieme.

Gli antibiotici sono suggeriti dalle linee guida nei pazienti sintomatici con SIBO, ma la raccomandazione è condizionale e sostenuta da evidenza bassa. Questo non giustifica cicli antibiotici usati come generico reset del microbiota. Prescrizione, scelta del farmaco e idoneità spettano al medico.

5. Come si arriva allora a una diagnosi utile?

La valutazione deve partire dai sintomi e cercare una condizione clinica definita, invece di confermare a tutti i costi la disbiosi. Durata dei disturbi, andamento dell’alvo, dolore, alimentazione, farmaci, terapie recenti, anamnesi e segnali d’allarme orientano gli esami successivi.

Per esempio, nelle persone con sintomi compatibili con IBS e diarrea, le linee guida ACG raccomandano la sierologia per la celiachia e, in assenza di segnali d’allarme, calprotectina fecale e proteina C reattiva per contribuire a escludere una malattia infiammatoria intestinale. Altri accertamenti possono essere scelti se il quadro suggerisce un’infezione, un malassorbimento o una diversa patologia: non esiste un pannello identico per tutti.

Questo approccio evita due errori opposti. Il primo è attribuire sintomi aspecifici come gonfiore, diarrea o stipsi a un microbiota alterato senza avere escluso cause più precise. Il secondo è sottoporre ogni persona a un percorso interminabile di esami. Una diagnosi clinica positiva di IBS, quando appropriata, non richiede necessariamente di dimostrare prima una disbiosi.

Per approfondire le condizioni da distinguere, possono essere utili gli articoli Theia sulla celiachia e la diagnosi corretta e sull’intolleranza al glutine senza celiachia.

6. Ha senso curare la disbiosi con dieta, probiotici o trapianto fecale?

Ha senso trattare la condizione identificata e i sintomi; non è dimostrata l’utilità di curare un generico indice di disbiosi. Dieta, probiotici, antibiotici e terapie basate sul microbiota hanno indicazioni e limiti differenti.

Nell’IBS, l’ACG suggerisce un trial limitato di dieta low-FODMAP e raccomanda la fibra solubile. Queste strategie sono rivolte alla gestione dei sintomi, non alla normalizzazione di un test del microbiota. Diete di eliminazione prolungate e costruite sulla sola base di un referto commerciale non sono supportate dal consenso sui test.

Sui probiotici le linee guida non sono del tutto concordi. ACG e AGA sono prudenti e non sostengono un uso generalizzato nell’IBS; la World Gastroenterology Organisation riconosce invece possibili benefici di specifici ceppi per alcuni sintomi e un effetto moderato di alcune formulazioni nella prevenzione della diarrea associata agli antibiotici. La conclusione pratica non è che i probiotici siano sempre inutili, ma che ceppo, indicazione e formulazione contano: non esiste un prodotto universale che ripristini la flora. L’articolo sui fermenti lattici e le indicazioni supportate approfondisce questa distinzione.

Anche gli alimenti fermentati richiedono cautela interpretativa. In uno studio su 36 adulti sani, aumentarli da 0 a 6 porzioni al giorno si è associato a maggiore diversità microbica e alla riduzione di 19 mediatori infiammatori. Lo studio non dimostra però la guarigione della disbiosi né un beneficio clinico nei pazienti sintomatici.

Il trapianto fecale e le altre terapie basate sul microbiota sono suggeriti soprattutto in pazienti selezionati con infezione ricorrente da Clostridioides difficile, dopo gli antibiotici standard. Le linee guida AGA li sconsigliano per IBS e malattie infiammatorie intestinali fuori dagli studi clinici. Non rappresentano quindi un reset generico dell’intestino.

Siamo alla fine… ma adesso?

Forse convivi da tempo con gonfiore, dolore o un intestino che non funziona come dovrebbe e dopo troppi esami ancora non hai risolto nulla.

Informarsi è importante, ma a volte non basta. Quando i sintomi restano nonostante gli esami negativi, serve un medico che li prenda sul serio e costruisca con te un percorso vero, non l'ennesima lista di cibi da evitare.

Il tuo caso merita qualcosa di più di un consiglio generico letto online: prenota una visita gastroenterologica con un medico Theia.

Prenota la visita gastroenterologica

7. In conclusione: che cosa conviene fare se si sospetta una disbiosi?

Conviene non inseguire un’etichetta generica, ma chiarire quale problema possa spiegare i sintomi. Un test commerciale alterato non equivale a una diagnosi e un valore nella norma non esclude, da solo, una condizione gastrointestinale.

La domanda più utile non è quale batterio manchi, ma quale ipotesi clinica sia coerente con i disturbi e quali esami possano davvero confermarla o escluderla. Solo dopo questo passaggio ha senso scegliere una strategia: gestione dietetica dell’IBS, trattamento di una patologia documentata, probiotico ceppo-specifico in un contesto appropriato o valutazione della SIBO in pazienti selezionati.

Autore dell'articolo

Luca Franciosi
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi del Lazio e dell'Abruzzo
AA_101017

Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.

All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.

FAQ

Come faccio a sapere se ho la disbiosi intestinale?

Non esiste un esame validato per diagnosticare genericamente la disbiosi. La valutazione parte da sintomi, durata, farmaci e anamnesi; gli esami servono poi a cercare condizioni definite, come IBS, celiachia, infiammazione, infezioni o SIBO in casi selezionati.

Qual è il test più affidabile per la disbiosi?

Nessun test è oggi considerato affidabile per diagnosticare la disbiosi in generale. I test fecali non hanno intervalli clinici universali; il breath test risponde a un quesito diverso e può essere impiegato soltanto in pazienti selezionati con sospetta SIBO.

Il test sulle urine con indicano e scatolo è attendibile?

Non è stata dimostrata un’accuratezza diagnostica sufficiente per la disbiosi generale. Il consenso internazionale non raccomanda la metabolomica dei biofluidi nella pratica clinica; un valore alterato non dovrebbe quindi determinare automaticamente dieta, integratori o antibiotici.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

Indice dell'articolo

Leggi anche

Avvia la chat
1
💬 Hai bisogno di info?
Ciao 👋🏼
Come possiamo aiutarti?