Allenamento

Lento avanti in piedi: gomiti a 35-45°, non a 90°

1. Anatomia e movimento (spiegato facile)

Il lento avanti in piedi coinvolge principalmente il deltoide anteriore, con l’aiuto del deltoide laterale, dei tricipiti brachiali, coinvolti nell’estensione del gomito in risalita e dei muscoli trapezio e romboidi, coinvolti come stabilizzatori e responsabili di alcuni movimenti scapolari. È un esercizio “overhead” che richiede un’elevata stabilità centrale: il core, i glutei e la parte bassa della schiena lavorano attivamente per evitare compensi.

Rispetto alla versione seduta, la variante in piedi attiva maggiormente i muscoli stabilizzatori e simula meglio movimenti funzionali alla vita di tutti i giorni, ad esempio come portare sopra la testa una scatola o un oggetto pesante.

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2. Cose da fare (esecuzione corretta) - Step by step

a. Posizionati con piedi alla larghezza delle anche, ginocchia morbide e addome contratto.

Porta i manubri sulle spalle in modo sicuro. Per farlo, afferra i manubri e portali in una posizione comoda, vicino al bacino. Successivamente con un leggero slancio “avvicina” i manubri alle spalle, spostando il peso dei manubri sugli avambracci e sfruttando la verticalità di questi, che dovranno sostenere i manubri. Accertati che facendo ciò i gomiti siano esattamente sotto i polsi e che non sforzi particolarmente nessun muscolo in quanto i manubri sono semplicemente appoggiati sugli avambracci.

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b. Solito setting scapolare con scapole addotte e depresse (senza estremizzare), bacino neutro.

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Extraruota leggermente gli omeri per posizionarti correttamente al fine di iniziare l’esercizio, gomiti sempre sotto ai polsi. Inizia la serie portando in alto i manubri, fino ad arrivare con le braccia leggermente dietro la testa. La sensazione da ricercare è quella di provare a sollevare una scatola e portarla sopra la propria testa.

c. Dalla posizione iniziale con braccia già sollevate, scendi lentamente fino a che i manubri arrivano all’altezza delle clavicole o del petto alto.

Importante! Cosa cambia se scendo di più o di meno?

In questo esercizio consigliamo caldamente di scendere al massimo della propria capacità articolare e di non fermarsi a portare i manubri all’altezza delle orecchie per poi risalire.

Rispetto all’esecuzione su panca da seduti, in questo caso la componente di instabilità generale è molto maggiore, e fare un’esecuzione completa aiuta a gestire meglio il movimento dal punto di vista propriocettivo e qualitativo. 

Se inseriamo movimenti parziali nell’esecuzione da in piedi, potremmo perdere maggior equilibrio e dover ridurre ulteriormente l’intensità per via dell’alto livello di instabilità.

d. Continua fino al termine della serie.

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3. Cose da non fare - errori comuni

Anche se il lento avanti con manubri in piedi sembra semplice, è facile incorrere in errori tecnici che riducono l’efficacia dell’esercizio e aumentano il rischio di infortunio. Vediamo i più frequenti  e come correggerli.

 Inarcare troppo la schiena (iperlordosi lombare)
Uno degli errori più classici è spingere i manubri in alto inarcando eccessivamente la zona lombare durante tutta l’esecuzione dell’esercizio. Questo sovraccarica inutilmente la colonna vertebrale e può causare fastidi o dolori. La soluzione? Adotta una postura neutra e stabile senza forzare una lordosi. 

Persone con una iperlordosi già fisiologicamente accentuata vanno educate a correggere leggermente la postura durante questo esercizio.

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Tenere i gomiti troppo larghi (90° rispetto al busto)
Spingere con i gomiti completamente aperti a 90° rispetto al busto aumenta lo stress sulle spalle, soprattutto sulla cuffia dei rotatori, con un maggior rischio di conflitto sub-acromiale. Meglio orientare i gomiti a circa 35–45 gradi rispetto al tronco: una posizione più sicura, biomeccanicamente più vantaggiosa e che ti permette di spingere con continuità.

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Gomiti troppo aperti
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Gomiti corretti

Spingere in avanti anziché verso l’alto
Se durante la spinta i manubri prendono una traiettoria troppo anteriore, rischi di perdere l’equilibrio e di lavorare con una leva sfavorevole, affaticando inutilmente spalle e zona lombare. Immagina invece di spingere i manubri leggermente dietro la testa, su una linea verticale: migliorerai la stabilità e attiverai meglio i deltoidi anteriori.

Piegare i polsi sotto il carico
I polsi in eccessiva estensione sono un classico errore che può portare a dolori articolari o tendiniti, oltre a disperdere forza. Assicurati che i polsi restino dritti e ben allineati sopra ai gomiti: impugna con decisione i manubri e rispetta la verticalità dell’avambraccio per mantenere un controllo ottimale durante tutto il movimento.

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4. Pro tips e biomeccanica

Il primo consiglio è quello di mantenere polsi e gomiti allineati e verticalizzati. In questo modo saremo in grado di garantire una maggior capacità di esprimere forza in sicurezza.

Come in tanti altri esercizi, la fase eccentrica in allungamento è fondamentale per l’ipertrofia. Opta per la variante a discesa completa e controlla al meglio il movimento per ottimizzare l’esecuzione tecnica e ottenere risultati maggiori!

L’uso dei manubri garantisce maggior libertà e controllo a discapito di minor stabilità. Il movimento risulterà pertanto più naturale e fisiologico ma è richiesta una maggior propriocezione, la tecnica resta quindi una componente da non trascurare.

Siamo alla fine… ma adesso?

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5. Meglio la variante seduta o in piedi?

Entrambe le varianti sono efficaci e consentono un ottimo stimolo sui muscoli target, tuttavia esistono delle notevoli differenze da imputare soprattutto alla stabilità dell’esercizio.

La variante seduta è molto più stabile sotto più punti di vista e in ottica di ricerca di pura ipertrofia è sicuramente un’alternativa migliore rispetto a quella in piedi perché ci consente di esprimere maggior forza in una condizione di maggior sicurezza.

Non a caso è più facile aumentare i carichi nella variante seduta.

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Questo non vuol dire che la variante in piedi è da escludere a priori, è sicuramente consigliabile a principianti che devono migliorare le loro capacità propriocettive e di stabilità, soprattutto del core, degli erettori spinali ma anche nelle gambe. In seguito si potrà passare a varianti più incentrate sull'ipertrofia o sulla forza pura.

Autore dell'articolo

Luca Franciosi
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi
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Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.

All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.

FAQ

Meglio eseguirlo in piedi o seduto?

La variante in piedi è molto meno stabile e serve a migliorare anche le capacità propriocettive e di stabilità della persona. La variante da seduti è più stabile e consente di esprimere maggior forza in sicurezza.

Meglio manubri o bilanciere?

I manubri danno più libertà articolare e minor stress sulle spalle. Il bilanciere consente di caricare di più ma richiede una maggior mobilità in extrarotazione di spalla.

Posso farlo con fastidio alla spalla?

Dipende, se modificando l'impugnatura noti che il sintomo doloroso è evitabile, allora puoi sfruttare questa maggior libertà dei manubri a tuo favore.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
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Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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