Allenamento

Push down per tricipiti: come eseguirlo perfettamente

1. Anatomia e movimento (spiegato facile)

Il push down per tricipiti (o estensioni ai cavi) è uno degli esercizi più utilizzati per allenare la parte posteriore del braccio.
L’obiettivo è colpire il tricipite brachiale, in particolare i suoi tre capi: capo laterale (parte esterna), capo mediale (più profondo), capo lungo (quello che origina dalla scapola).

Il movimento è una estensione del gomito contro resistenza verticale, tipicamente tramite una sbarra curvata, corda, o altri attrezzi connessi a un cavo alto.

Tuttavia, la posizione della spalla in stazione eretta e vicino al corpo implica che il capo lungo del tricipite sia già accorciato alla partenza, e che quindi lavori meno intensamente rispetto ad altri esercizi con braccio flesso sopra la testa.

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2. Cose da fare (esecuzione corretta) - Step by step

a. Regola la carrucola alla massima altezza e collega la sbarra o la corda al cavo. La massima altezza è fondamentale per garantire una maggior escursione del cavo e consentire una risalita massima del braccio senza perdere tensione.

b. Assumi una posizione stabile: piedi sfalsati o paralleli, ginocchia leggermente flesse, core attivo.

c. Afferra l’attrezzo con presa neutra o prona, a seconda della variante, e tieni i gomiti vicino al corpo, appena davanti al busto.

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d. Inizia con i gomiti piegati a circa 90°, tenendo le spalle ferme e scapole stabili. Per garantire questa posizione dei gomiti, il consiglio è di inclinare il busto in avanti per garantire semplicemente più “spazio” di manovra.

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e. Estendi i gomiti fino a completa contrazione del tricipite: spingi l’attrezzo verso il basso mantenendo i gomiti fermi, senza farli oscillare avanti o dietro.

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f. Blocca un secondo in basso, poi risali lentamente fino alla posizione iniziale. In questa fase è fondamentale il controllo della risalita. Inoltre è importante portare gli avambracci quanto più alti possibile, così da consentire un ROM completo e un maggior allungamento dei tricipiti.

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Ripeti mantenendo traiettoria verticale e braccia aderenti al corpo.

3. Cose da non fare - errori comuni

Non allargare i gomiti: più si allontanano dal corpo, meno isolerai il tricipite.

Non compensare con altri muscoli: il movimento deve essere solo al livello del gomito.

Non "lasciar andare il peso” in fase di risalita: la chiave è il controllo della tensione, soprattutto nella fase eccentrica.

4. Pro tips e biomeccanica

A livello biomeccanico, il push down è eccellente per lavorare su contrazione di picco e controllo motorio del tricipite, ma ha un limite strutturale importante:
la posizione della spalla neutra o leggermente flessa (braccio lungo il corpo o davanti ad esso) accorcia il capo lungo, rendendolo meno stimolato rispetto a esercizi con braccio sopra la testa (come le french press o le estensioni con manubrio seduto).
In altre parole, se vuoi colpire tutto il tricipite, valuta di inserire alternative che prevedano una maggior flessione del braccio.

Un altro aspetto cruciale riguarda l’ampiezza del ROM:

Spesso si vedono “mezze rep” che servono a ben poco. Su questo esercizio un full ROM è sicuramente consigliato. 

La fase eccentrica (risalita) consente un maggior allungamento del tricipite, utile all’ipertrofia: controllarla intenzionalmente aumenta il lavoro muscolare anche senza aumentare il carico esterno.

Se si punta ad ottimizzare l’allenamento dei tricipiti, il consiglio è di fare anche esercizi con la spalla in posizione di maggior flessione (braccio alzato sopra la testa).

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5. Sbarra o corda?

Una delle scelte più discusse riguarda l’uso del supporto con cui svolgere l’esercizio: meglio sbarra o corda?

La sbarra curva favorisce un movimento più stabile, con traiettoria fissa e spesso più carico gestibile. 

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La corda permette di separare le mani in basso, favorendo una massima contrazione e un'estensione più profonda. Inoltre, viene rispettata maggiormente la fisiologia articolare dei polsi, che risulta invece più vincolata se si utilizza la sbarra.

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Entrambi i supporti sono validi e consentono di lavorare bene, in base alle caratteristiche dei singoli soggetti e/o preferenze si può scegliere l’uno o l’altro.

Sicuramente è da evitare la sbarra dritta. Questa non rispetta a pieno la fisiologia articolare dei polsi e anzi, pone un forte stress su questi, aumentando i rischi di farsi male soprattutto in soggetti maggiormente delicati.

Autore dell'articolo

Luca Franciosi
Biologo Nutrizionista
Ordine dei Biologi del Lazio e dell'Abruzzo
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Il Dott. Luca Franciosi è biologo nutrizionista, chinesiologo e personal trainer. Grazie a una formazione multidisciplinare, integra nutrizione e attività fisica nella costruzione di percorsi personalizzati, orientati al miglioramento della salute, della composizione corporea e delle abitudini quotidiane.

Ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e l’abilitazione alla professione di biologo, dopo una prima laurea in Scienze Motorie a indirizzo biosanitario. Ha inoltre approfondito la propria preparazione con un Master di I livello in Nutrizione clinica e diverse formazioni dedicate all’allenamento e all’esercizio posturale.

All’interno di Theia si occupa di accompagnare le persone nel percorso nutrizionale, combinando rigore scientifico, ascolto e indicazioni concretamente applicabili alla vita quotidiana. La doppia competenza in nutrizione e movimento gli consente di considerare alimentazione ed esercizio come parti complementari dello stesso percorso di salute.

FAQ

Il push down è un buon esercizio per i tricipiti?

Si, il push down è un ottimo esercizio per i tricipiti. Consente un lavoro sicuro e stabile con un ottimo stimolo.

Il push down allena bene il capo lungo del tricipite?

No, perché il braccio resta vicino al busto e il capo lungo parte già accorciato. Per stimolarlo in modo ottimale servono esercizi sopra la testa, come French press o estensioni con manubrio.

Meglio push down con corda o sbarra?

La corda consente una contrazione più profonda e libera i polsi, la sbarra curva offre più stabilità e carichi maggiori. Entrambe sono valide, dipende dall’obiettivo e dal comfort individuale.

Contenuto revisionato da:

Gianluca Citino
Medico Chirurgo
Ordine dei Medici di Trapani
4393

Il Dott. Gianluca Citino è medico e Direttore sanitario di Theia, centro medico specializzato in nutrizione clinica, dove coordina l’attività sanitaria e contribuisce allo sviluppo di percorsi assistenziali fondati sulle evidenze scientifiche e sul lavoro multidisciplinare.

Laureato in Medicina e Chirurgia con 110 e lode presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha maturato esperienze formative anche in ambito oncologico presso il Beatson West of Scotland Cancer Centre di Glasgow. Da anni si dedica alla divulgazione scientifica sui temi della nutrizione, della prevenzione e della salute, rendendo comprensibili e accessibili anche gli argomenti più complessi.

È inoltre docente e responsabile scientifico di corsi ECM, attraverso i quali contribuisce alla formazione e all’aggiornamento continuo di medici, nutrizionisti e altri professionisti sanitari.

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